Il Mose di Venezia è stato azionato per la prima prova generale

Il Mose di Venezia è stato azionato per la prima prova generale

(Foto: Luca Zanon/Corbis/ Getty Images)

Le 78 dighe mobili che costituiscono il Mose, la complessa opera ingegneristica che dovrebbe risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia, sono state azionate dal presidente del consiglio Giuseppe Conte il 10 luglio durante una prima prova generale in vista della definitiva conclusione dei lavori al massimo entro la fine del 2021. “Siamo qui per un test, non per una passerella. Il governo vuole verificare l’andamento dei lavori”, ha dichiarato il premier ribadendo anche l’obiettivo è quello di rendere funzionante l’opera “entro il prossimo autunno-inverno. Poco prima che Conte azionasse il meccanismo nella control room, portando le paratoie ad alzarsi in poco più di un’ora, c’è stata anche un’azione di protesta da parte di alcuni attivisti ambientalisti: a bordo di una decina d’imbarcazioni nella zona di San Marco, hanno mostrato cartelloni contro le grandi navi e definito l’opera inutile e dannosa dal punto di vista ambientale.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il primo ministro ha voluto chiarire alcuni dettagli riguardanti la manutenzione e la gestione del Mose, una volta che sarà completato. Nel primo caso, ha sottolineato che “quest’opera prevede una manutenzione costosa e impegnativa dal punto di vista finanziario. Stiamo anche determinando le modalità per consentire un finanziamento che sia costante e su base annuale”. Sul secondo, invece, ha dichiarato che il governo “sta lavorando a una struttura a cui prenderanno parte tutte le autorità che hanno titolo, anche quelle locali. La responsabilità sarà collegiale e tutti i soggetti lavoreranno alla manutenzione e presiederanno anche all’approvvigionamento finanziario”, in base a quanto stabilito nell’ultimo decreto legge Semplificazioni.

La storia del Mose

Il Mose – acronimo per Modulo sperimentale elettromeccanico –  è l’emblema delle grandi opere italiane che non riescono a essere completate. I lavori per la sua costruzione sono iniziati nel 2003 e sarebbero dovuti finire nel 2014. Tra intoppi tecnici e inchieste giudiziarie – come quella sulla corruzione che ha coinvolto l’ex presidente della regione Veneto Giancarlo Galan – è stato accumulato un ritardo di oltre 7 anni tanto che, alcuni esperti e associazioni di ambientalisti, ritengono che l’opera sia ormai obsoleta e poco utile per risolvere il problema dell’acqua alta nell’area della laguna veneta.

I lavori, dopo lo scandalo di Galan, sono stati affidati a un unione di imprese e cooperative locali e nazionali che fanno parte del Consorzio Venezia Nuova e che, entro la fine del 2021, dovrebbero consegnare l’opera. Quando entrerà in funzione, il Mose agirà come una specie di enorme diga: 78 paratoie, istallate tra il Lido di Venezia e Chioggia, si alzeranno dal fondale in caso di alta marea proteggendo l’intera laguna. Infine, per consentire alla navi di passare, sono stati previsti delle aree libere, tipo chiuse, in cui le navi potranno entrare o uscire.

 

 

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La canapa da bere made in West Coast

La canapa da bere made in West Coast

di Daniela Giambrone

È la canapa il nuovo trend chic, il lusso accessibile che si sta diffondendo. La sua progressiva liberalizzazione e legalizzazione in molti paesi occidentali ha fatto sì che non venga più associata (solo) all’immaginario stoner, bensì ha dato il via alla riscoperta delle sue numerose proprietà. I primi segnali di avvicinamento sono arrivati con l’apertura degli shop dedicati, come grow shop (per la coltivazione), head shop (per i fumatori), seed shop (per le semenze) o hemp shop (derivati dalla canapa come alimentari, tessili o cosmetici). Complice la versatilità di questa pianta – e pure la sua sostenibilità ambientale –, la canapa come materia prima sta conquistando un posto di rilievo in molteplici settori, da quello tessile a quello dell’edilizia, passando per la cosmetica, fino all’alimentazione, dove il seme di canapa è entrato a pieno titolo come super food. Insomma, si è data una “ripulita” e ora è pronta per entrare nei salotti buoni. Come dimostrano questi cinque prodotti made in Usa, nello specifico nella West Coast: sia per tipologia di offerta sia per accuratezza di design e packaging, si rivolgono a un target medio alto, trasformando prodotti di uso quotidiano – come bevande, infusi, cioccolato o vaper – in esperienze insolite, capaci di offrire un nuovo benessere, naturale e sofisticato al tempo stesso. Quanto tempo ci vorrà per vederli anche in Italia?

(Foto Kevin Cummins/Getty Images)

L’aperitivo che non ti aspetti

Annunciato da un sito stiloso, contenuto in una bottiglia dal design elegante e contemporaneo, Artet è l’aperitivo “che si rilassa con te”, analcolico alla cannabis, il cui packaging trae ispirazione dall’architettura Art Déco per la silhouette della bottiglia blu opaca. Lo stile di vita mediterraneo celebrato nei manifesti Campari e Martini degli anni ’30 è il riferimento culturale sotto traccia, per rimandare a un immaginario consolidato nel mondo dell’happy hour ma che, con la presenza della cannabis, diventa insolito e intrigante. I dosaggi proposti suggeriscono o un’entrée leggera per la serata oppure “qualcosa di più forte per rilassarsi”, legittimando il desiderio di escapismo con un nuovo rito domestico. A produrlo sono due fratelli e un cugino che raccontano la loro attività non solo come commerciale (ovviamente), ma anche come l’opportunità di costruire un mercato della cannabis equo e non violento.

(Foto dal profilo Instagram @drinkartet)

I bonbon “esplosivi”

Il cioccolato gode di una lunga tradizione come simbolo di piacere, golosità, seduzione, coccola. I Bon Bombs distribuiti da Verdelux in tutto lo Stato di Washington si agganciano a questo immaginario per aggiungerci quello del benessere e del relax legato alla cannabis. Ecco, allora, dei cioccolatini aromatizzati all’arancia, al miele, al latte contenenti anche moderate quantità di THC. Piccoli gesti quotidiani di relax domestico che si trasformano in portali per ampliare la percezione. Il packaging è pulito, dalle linee minimali e vivacemente colorato. Se da un lato i Bon Bombs strizzano l’occhio a codici indie con la stilizzazione grafica della bomba al posto di una O, dall’altro si fanno portavoce dell’artigianalità. Sul sito, infatti, si dichiara espressamente che i prodotti “sono realizzati a mano con cura, in piccoli lotti, seguendo la tradizione dolciaria vittoriana.

(Foto dal profilo Instagram @verdelux502)

La bibita da provare

Anche Calexo rientra nella sfera delle esperienze gourmet e insolite. Si tratta di una bevanda gassata contenente agrumi, aromi vegetali e nano emulsione di THC. Proprio quest’ultima rappresenta il plus del prodotto: inserire come ingrediente il THC nelle bevande non è facile, perché spesso la tecnologia usata non rende omogeneo il risultato e penalizza il sapore. La nano emulsione, invece, parrebbe essere più performante sia dal punto di vista del gusto sia dal punto di vista dell’effetto cannabinoide. Le bevande al THC si stanno diffondendo molto in California, dopo la sua legalizzazione sul territorio e in altri 33 Stati, stanno diventando il nuovo modo di bere in compagnia. Interessante il packaging: una bottiglia che ricorda quella della birra, una grafica colorata, essenziale e solare in perfetto mood West Coast. Calexo, infatti, è distribuita a Los Angeles. Lo storytelling intorno al prodotto ruba qualche suggestione stoner e la rielabora per farlo diventare una bevanda inventata da due ragazzi durante un party casalingo, che poi hanno desiderato condividerla con il mondo per portare allegria e relax nei momenti conviviali.

(Foto dal profilo Instagram @calexo.co)

Gli sfizi per intenditori

Buongustai, esteti, amanti del dettaglio non scontato. A questo tipo di target si rivolgono i dolcetti Rose Los Angeles. Sofisticati fin nel formato, che riprende la tradizione dei turkish delight, o lokum, i tipici dolci turchi di consistenza gelatinosa e che il brand californiano reinterpreta in versione cannabis. Sativa o indica, è l’ingrediente principale a cui viene abbinata una serie di essenze floreali o alla frutta. Vegan, gluten free, eco-friendly: un prodotto assolutamente alla moda e moderatamente indulgente. Anche qui la grafica del packaging è estremamente curata, il rimando è al mondo degli infusi o dei profumi, con cui condivide il gusto per assaporare le note olfattive. In questo caso, ancor più che negli altri raccontati finora, l’associazione della cannabis a un piacere raffinato si fa esplicita.

(Foto dal profilo Instagram @rose_losangeles)

Il kit dell’esploratore

Lasciamo per ultimo un prodotto che si discosta da quelli precedenti, perché non appartiene al mondo del cibo. Sonder produce tutto l’occorrente per aprire le porte alla percezione nel modo classico, aspirando: vaporizzatore, batteria e cartucce in un unico kit, oppure le singole ricariche. Nulla di diverso nella forma, ma si differenzia dai suoi competitor per l’approccio: il vaporizzatore proposto dalla Sonder vuole essere percepito non tanto come oggetto tecnologico, quanto piuttosto come un accessorio capace di comunicare lusso, esclusività, gusto per l’insolito. Lo fa citando nella sua immagine grafica riferimenti che spaziano dalle sottoculture dei fumetti o dei magazine per adulti anni ’70 alle nicchie pop come le cartine delle gomme da masticare. L’elemento sovversivo e trasgressivo delle citazioni diventa iconico, perdendo la carica contestataria per diventare piena espressione di un lusso adulto e consapevole.

(Foto dal profilo Instagram @sondertime)

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Con una trasfusione di sangue si ringiovanisce il cervello. Almeno nei topi

Con una trasfusione di sangue si ringiovanisce il cervello. Almeno nei topi

cervello
(immagine: Getty Images)

È un toccasana per la salute del cervello, in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento: chi si mantiene in forma e fa regolarmente attività fisica, infatti, ha migliori prestazioni cognitive, mentre in chi è più avanti con l’età, l’esercizio fisico può ridurre il rischio di demenza. Ma ora un nuovo studio ha appena aggiunto un tassello in più: i ricercatori dell’Università della California a San Francisco, infatti, hanno dimostrato che il sangue di un topo che svolge un allenamento regolare può essere efficace nel riattivare il cervello di un topo sedentario. Il segreto? È in una proteina epatica. Lo studio, appena pubblicato su Science, suggerisce quindi come gli effetti benefici appena osservati possano in futuro aprire la strada verso delle trasfusioni di giovinezza, particolarmente utili per le persone più vulnerabili, che per età o per malattia non riescono a svolgere attività fisica regolare. Ma la strada, precisiamo fin da subito, è ancora piuttosto lunga.

Studi precedenti avevano già suggerito come il sangue di un topo giovane possa “ringiovanire” il cervello e i muscoli di un suo simile, più anziano. I ricercatori del nuovo studio, invece, si sono concentrati sull’attività fisica, chiedendosi se le proteine nel sangue dei topi sportivi avessero lo stesso effetto benefico sul cervello del sangue giovane. Per capirlo, hanno allenato un gruppo di topi anziani per 6 settimane e hanno poi iniettato il loro sangue in un gruppo di topi sedentari, per un totale di 8 trasfusioni in 3 settimane. Dalle successive analisi, i ricercatori hanno osservato che i topi erano diventati altrettanto bravi dei topi sportivi nello svolgere test di apprendimento e di memoria (come per esempio completare un labirinto).

Ma non solo: i ricercatori hanno osservato che il numero di nuovi neuroni nell’ippocampo, area del cervello coinvolta nella memoria e nell’apprendimento, era raddoppiato. Un cambiamento significativo, spiegano gli autori, osservato anche nei topi che si erano allenati regolarmente. Da qui, i ricercatori hanno scoperto che il responsabile di questo effetto benefico è un enzima chiamato Gpld1 e prodotto nel fegato. Quando gli scienziati hanno iniettato il gene di Gpld1 nel fegato dei topi sedentari, infatti, hanno osservato che le loro prestazioni cognitive e la crescita dei neuroni sono aumentati dopo 3 settimane, come se avessero ricevuto il sangue dai topi sportivi.

I ricercatori ipotizzano che gli effetti dell’enzima sul cervello possono derivare da una catena di eventi che ha inizio dalla scissione di altre proteine nelle membrane di diversi tipi di cellule: queste molecole libere, spiegano i ricercatori, entrano nel flusso sanguigno e riducono l’infiammazione e la coagulazione del sangue, processi noti per essere associati alla demenza e al declino cognitivo. Il prossimo passo dei ricercatori ora sarà quello di riuscire a sviluppare un farmaco in grado di imitare gli effetti dell’attività fisica, o meglio dell’enzima, e che potrebbe essere utile ed efficace per le persone più deboli, come gli anziani. “Un simile trattamento, ma anche direttamente le trasfusioni del sangue degli sportivi, potrebbe aiutare anche i giovani che sono in riabilitazione e non riescono ad allenarsi”, spiega Willard Freeman dell’Università di Oklahoma, in un commento a corredo dell’articolo. Tuttavia, avverte l’esperto, lo studio ha scoperto solo una parte di una enorme cascata di eventi. “Abbiamo ancora molto da imparare”.

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Microsoft chiude Mixer: cosa succede ora nel mondo del live streaming?

Microsoft chiude Mixer: cosa succede ora nel mondo del live streaming?

Microsoft Mixer chiude i battenti e si unisce a Facebook Gaming (immagine: Twitter)

Mixer, la piattaforma live streaming di Microsoft, chiuderà i battenti il 22 luglio 2020 dopo aver annunciato una partnership con Facebook Gaming.

La piattaforma, nata nel 2016 con il nome di Beam, ha fatto parlare di se nell’estate 2019 quando ha giocato un colpo gobbo a Twitch soffiandogli il suo streamer punta di diamante: Ninja. Tyler “Ninja” Blevins in quell’occasione cambiò volentieri piattaforma grazie a un super contratto da 50 milioni di dollari che, per Microsoft, si tradusse in un incredibile numero d’iscrizioni alla sua piattaforma grazie alla community di fan a seguito del player di Fortnite.

Ninja aprì così le danze di una corsa alla conquista del miglior streamer, coinvolgendo per mesi YouTube, Twitch, Mixer e Facebook Gaming che si sfidarono a colpi di contratti milionari per far sì che i follower degli streamer seguissero i loro beniamini sulle piattaforme di streaming.

La caduta di Mixer

Alla fine di giugno Microsoft ha però sorpreso tutti comunicando un’inaspettata partnership con Facebook Gaming e l’imminente chiusura della piattaforma.

Motivo della chiusura? Semplice, pur avendo dalla sua alcuni tra gli streamer più seguiti del web, la piattaforma non è mai decollata del tutto rimanendo nell’ombra dei colossi YouTube e Twitch. Visto l’andamento dei trend i due fanalini di coda, Mixer e Facebook Gaming, hanno deciso di unire le forze per contrastare lo strapotere delle due piattaforme di Google e Amazon.

Ora che la piattaforma si appresta a chiudere i battenti, alcuni dei grandi nomi che trasmettevano su di essa sono tornati su YouTube o Twitch. Ninja, ha effettuato la sua prima live post Mixer su YouTube superando la soglia dei 100mila spettatori, un numero estremamente alto anche per i suoi standard su Twitch.

Cosa succederà ora?

YouTube sembra essere la piattaforma che più beneficerà della chiusura di Mixer. Questo perché, a differenza di Twitch, la stragrande maggioranza degli streamer di qualsiasi piattaforma possiede già un canale sul quale carica gli highlights delle live o altri video. Per loro sarà quindi facile usare una piattaforma con cui hanno già familiarità.

Sebbene i numeri di Twitch siano in costante aumento, complice anche il periodo di lockdown che ha portato tantissimi creator a iniziare nuove trasmissioni in streaming, il futuro dello streaming videoludico vedrà YouTube dargli battaglia in un testa a testa. Dalle retrovie, invece, Facebook Gaming cercherà di raccogliere i pezzi di Mixer e iniziare la rincorsa dei due leader di settore.

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5 nuovi grandi film da godersi in streaming

5 nuovi grandi film da godersi in streaming

Da un paio di anni a questa parte è in corso un dibattito molto acceso tra gli appassionati di cinema, in particolare tra i produttori e chi distribuisce i premi: i film possono debuttare solo in streaming o devono per forza anche passare dal grande schermo? A dare una risposta al dilemma ci ha pensato involontariamente la pandemia, che ha chiuso le sale e fatto slittare l’uscita di molte pellicole. Parecchie, però, sono state “salvate” dalle proiezioni digitali, andando ad affiancare quelle che in origine erano destinate alle sole piattaforme di streaming. Di sicuro, il modello distributivo è destinato a cambiare e a evolversi. Intanto, ecco alcuni nuovi film di notevole richiamo, che potete godervi a a casa, prima di ritrovare la gioia di andare al cinema.

1. Greyhound

Inizialmente previsto in uscita nelle sale americane il 12 giugno, Greyhound si è ritrovato nel mezzo dell’incertezza dovuta all’emergenza sanitaria ed è quindi stato “salvato” da Apple: lo scorso giugno, appunto, Apple Tv+ ha acquistato i diritti di distribuzione da Sony per la cifra considerevole di 70 milioni di dollari e lo ha messo online a partire dal 10 luglio. E di salvataggio parla anche la trama stessa. Diretta da Aaron Schneider (Two Soldiers, Get Low), la pellicola vede Tom Hanks nella duplice veste di protagonista e sceneggiatore, avendo adattato il romanzo del 1955 The Good Sheperd di C. S. Forester. Al centro, la guerra navale durante il Secondo conflitto mondiale: al comandante di marina Ernest Krause (Hanks) viene affidato un cacciatorpediniere a protezione di un convoglio di 37 imbarcazioni alleate che devono attraversare l’Atlantico del Nord, infestato dai temibilissimi sottomarini tedeschi U-boat. A differenza dei soliti eroi di guerra, però, Krause deve affrontare i propri demoni e, soprattutto, le proprie insicurezze.

2. The Old Guard

È dal 2017 che Skydance lavora all’adattamento cinematografico dei fumetti The Old Guard, scritti da Greg Rucka e illustrati da Leandro Fernandez. Ma solo nel 2019 Netflix è stato coinvolta nel progetto e ha deciso di finanziare e distribuire a partire dal 10 luglio il film che vede Charlize Theron protagonista e produttrice. La sua Andy, nota anche come Andromaca di Scythia, è la leader di un gruppo di mercenari immortali che da secoli, grazie alla capacità di guarire da ogni ferita, protegge il mondo in gran segreto, cercando di mantenere quest’abilità al riparo da attenzioni eccessive. Quando il potere della guarigione si risveglia in una giovane ragazza di nome Nile (KiKi Layne), il compito di proteggerla e accoglierla nel gruppo mette i mercenari in pericolo: rischiano di venire catturati e studiati da un’organizzazione che vuole carpire il segreto del loro dna. Diretta da Gina Prince-Bythewood, una delle poche registe a capo di un fantasy puro, la pellicola vanta un cast internazionale: oltre a Charlize Theron, Matthias Schoenaerts, Chiwetel Ejiofor e il nostro Luca Marinelli, che interpreta il mercenario Nicolò da Genova.

3. Scooby!

Ecco un altro titolo salvato dal limbo imposto dalla quarantena, che arriva in digitale per la gioia di bambini e famiglie: Warner Bros ha annunciato che distribuirà Scooby! in anteprima dal 15 luglio su numerose piattaforme online (Amazon Prime Video, Apple Tv, Youtube, Google Play, Tim Vision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV, Sky Primafila, Infinity). Pensato inizialmente come il primo capitolo di una nuova saga cinematografica con al centro il mitico Scooby-Doo e la sua Mystery Inc., Scooby! va indietro nel tempo per raccontare come gli amici di sempre Scooby e Shaggy si siano incontrati e, in seguito, si siano legati ai giovani investigatori Fred, Velma e Daphne per formare la mitica squadra che indaga sull’ignoto e, molto più spesso, su truffe paranormali. Qui, in particolare, sono impegnati a sventare un piano volto a sguinzagliare il cane fantasma Cerberus nel mondo; nel farlo scoprono che il destino di Scooby è segnato. Nel film compaiono altri mitici personaggi di Hanna Barbera, come Dick Dastardly e Captain Caveman.

4. Favolacce

Dopo l’Orso d’argento per la Miglior regia alla scorsa Berlinale e dopo il recente trionfo ai Nastri d’argento (Miglior film, produttore, sceneggiatura, fotografia e costumi), Favolacce dei fratelli D’Innocenzo è il film italiano di questa stagione. Uscito lo scorso maggio in digitale su Infinity, Tim Vision e Chili, dal 10 luglio arriva su Sky Cinema, Sky On Demand e sulla piattaforma di streaming Now Tv. Storia di certo non facile, piena di inquietudine e incomunicabilità, ha per protagonista Elio Germano, che interpreta Bruno Placido, sposato con Dalila (Barbara Chichiarelli) e padre di due ragazzi adolescenti: dietro all’apparente normalità della vita sul litorale romano, i registi hanno nascosto una realtà fatta di disagio e infelicità in cui si fondono sadismo, apatia e sottile disperazione. Dopo il successo di Favolacce, i D’Innocenzo sono al lavoro sulla prima serie, un noir investigativo prodotto da Sky.

5. È per il tuo bene

Dal 2 luglio su Amazon Prime Video, È per il tuo bene è un film italiano diventato subito virale, ma per le ragioni sbagliate: le locandine iniziali riportavano solo i nomi dei protagonisti maschili e non quelli femminili, seppur siano fondamentali nello svolgimento della trama. Corretta la cosa, ci si può concentrare sulla classica commedia all’italiana diretta da Rolando Ravello (Tutti contro tutti, Ti ricordi di me?), che è a sua volta un remake dello spagnolo Es por tu bien: tre padri ormai maturi (Vincenzo Salemme, Marco Giallini e Giuseppe Battiston) sono alle prese con le figlie che decidono tutte di fidanzarsi, secondo i primi, con ragazzi (e ragazze) sbagliati (e sbagliate). Gli svariati tentativi di dissuaderle e di ostacolare le loro relazioni verranno arginati dalle mogli, sorelle fra loro (Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini). Sebbene si giochi molto sui soliti stereotipi della famiglia all’italiana, questi stessi vengono sovvertiti con la giusta ironia.

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Su Nintendo Switch puoi imparare ad accudire un bebé

Su Nintendo Switch puoi imparare ad accudire un bebé

my baby
(Foto: Microids)

Il nuovo videogioco per Nintendo Switch chiamato My Baby simula il percorso dalla nascita fino ai 24 mesi di un bambino, con una grafica cartoon tridimensionale. Si può definire come titolo educativo visto che si rivolge sia ai più piccoli (dai 6 ai 12 anni), che così potranno imparare di più su nascita e crescita, sia per futuri genitori che potranno allenarsi con una sorta di prova generale.

Realizzato dalla società francese Microids, My Baby si concentra su come cambia la vita quando arriva un nuovo piccolo coinquilino in casa, che necessita di attenzione e cura. Si dovrà pensare a tutto ciò che circonda il neonato, dall’alimentazione corretta, per farlo crescere bene e in forma, alle cure se si ammala, fino all’educazione per non viziarlo troppo.

Definito come un simulatore di genitorialità a 360 gradi, My Baby mette sul piatto tutte le esperienze del quotidiano che un nuovo genitore deve affrontare come il cambio dei pannolini, il bagnetto, la preparazione dei pasti, i giochi e il riposo. Più si sarà concentrati e attenti alle esigenze più il bebè crescerà bene.

my baby
(Foto: Microids)

Si noteranno gradualmente i piccoli dettagli e cambiamenti del bambino con i primi movimenti, il gattonare, il camminare fino al correre e saltare, ma anche l’imparare a parlare, battere le mani e impegnarsi in vari giochi e attività. Sarà anche necessario costruire un ambiente sicuro e protetto adornandolo con giocattoli, acquistando man mano l’abbigliamento e accessori e tutto il necessaire per la vita quotidiana.

Si potrà giocare in diversi ambienti della casa come stanza, cucina, bagno o soggiorno, ma anche visitare l’esterno. In tutto ci sono 30 possibili attività e si possono anche scattare foto al neonato ottenendo premi. My Baby sarà il primo titolo di una serie in via di sviluppo da parte di Microids che andrà ad accogliere altri videogiochi di simulazione tridimensionale.

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Tim esclude Huawei da una gara per la rete 5G

Tim esclude Huawei da una gara per la rete 5G

L'ingresso della sede Huawei a Milano (foto Daniele Monaco)
L’ingresso della sede Huawei a Milano (foto Daniele Monaco)

Huawei non parteciperà alla costruzione della rete 5G di Tim in Italia e in Brasile. A riportare la notizia è Reuters, secondo cui il principale operatore italiano di telecomunicazioni ha deciso di escludere il colosso cinese dalla gara di appalto per la fornitura di apparecchiature destinate all’installazione della sua rete centrale di connessione ultraveloce 5G destinata a processare i dati sensibili.

A rientrare tra i fornitori di apparecchiature che invece Tim ha invitato a collaborare per la costruzione della sua infrastruttura ci saranno altri big del settore delle telecomunicazioni come Cisco, Ericsson, Nokia, Mavenir & Affirmed Networks, quest’ultima recentemente acquisita da Microsoft proprio con l’intento di potenziare i servizi in cloud e far crescere la presenza del gruppo di Redmond all’interno del mercato delle telecomunicazioni e delle reti di ultima generazione.

La posizione degli Stati Uniti

Nessun commento da parte di Huawei, che negli ultimi mesi proprio sul fronte degli accordi per la fornitura delle sue tecnologie per il 5G sta incontrando qualche difficoltà in diversi paesi, soprattutto dopo la posizione dura assunta dall’amministrazione Trump che considera l’ingresso del gruppo cinese nella gestione delle reti di ultima generazione come un potenziale rischio alla sicurezza delle nazioni.

E negli ultimi tempi, gli Stati Uniti hanno anche iniziato a fare pressione sui governi di paesi alleati di prendere le distanze da Huawei, almeno per quanto riguarda la costruzione di infrastrutture strategiche. Ultimo in ordine di tempo ad aver deciso di rivedere la propria posizione riguardo alla collaborazione con il gigante asiatico è stato il Regno Unito, che questo mese dovrebbe pubblicare un aggiornamento sul ruolo che l’azienda di Shenzhen avrà nella costruzione del 5G Oltremanica, dopo che Londra si era in un primo momento mostrata molto più aperta alla collaborazione.

Cosa succede in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, la decisione di Tim arriva mentre il nostro paese sta ancora valutando quale ruolo dovrà avere Huawei nell’implementazione della tecnologia 5G sul territorio nazionale, si legge ancora su Reuters. E su questo aspetto la società cinese ha commentato che “la sicurezza e lo sviluppo dell’Italia digitale dovrebbe basarsi su un approccio fondato sui fatti e non su accuse senza fondamento.

Ad oggi comunque Huawei non ha ricoperto in Italia alcun ruolo centrale nella costruzione della rete centrale di ultima generazione. Diverso è però il caso del Brasile, dove il colosso cinese ha fornito alla controllata brasiliana di Tim le proprie apparecchiature per lo sviluppo del 4G e ora, a seguito della scelta del gruppo italiano, potrebbe essere esclusa dalle future aste per l’assegnazione delle frequenze e per la fornitura di tecnologie sul 5G.

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L’ad di Twitter dona 3 milioni per creare un reddito di base

L’ad di Twitter dona 3 milioni per creare un reddito di base

(Photo by Matt Crossick/PA Images via Getty Images)

Garantire un reddito di base a chi non ce l’ha. È con questo scopo che è stato creato il fondo Mayors for a Guaranteed Income (Mgi) a cui il fondatore e amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, ha deciso di partecipare donando 3 milioni di dollari. Su idea di Micheal Tubbs, giovane sindaco  di Stockton in California, 15 sindaci statunitensi hanno messo in piedi questo progetto e proveranno a istituire nelle proprie città – tra cui Newark, Atlanta, Seattle, Los Angeles, Compton, Long Beach, Pittsburgh e Oakland – una forma di sostegno economico minima per chi versa in condizioni precarie. La platea di eventuali beneficiari potrebbero essere circa 7 milioni di cittadini.

Dorsey non è nuovo a iniziative di questo tipo: a inizio aprile aveva fondato una società a responsabilità limitata, la Start Small, a cui ha destinato la cifra record di 997 milioni di dollari, circa il 28% del suo patrimonio totale, per finanziare attività filantropiche come la cura del coronavirus, l’educazione e la salute delle donne e, appunto, la creazione di un reddito universale di base (Ubi).

Mgi e le altre donazioni per il reddito di base

“L’insicurezza economica è qualcosa di bipartisan. Nei prossimi mesi puntiamo ad allargare l’associazione anche ai sindaci più conservatori”, ha affermato a Forbes Tubbs che spera che la sperimentazione dell’Mgi convinca il governo federale a prendere in considerazione provvedimenti di questo tipo. “Penso che nel 2020, la risposta americana a una pandemia di proporzioni storiche deve essere aggiornare la nostra rete di sicurezza sociale e il reddito garantito è una componente importante”, ha proseguito il sindaco di Stockton.

Dello stesso avviso è anche Jack Dorsey che ampliato le proprie donazioni a favore dell’Ubi anche ad altre associazioni come la Give Directly, un’organizzazione no profit che cura iniziative di questo genere e che ha ottenuto ottimi risultati operando in Africa, soprattutto in Kenya e in Uganda. Anche in questo caso la somma è stata consistente e ammonta a circa 11,2 milioni di dollari e verrà destinata alle famiglie a basso reddito che sono state colpite dal Covid-19. A questi si aggiungono altri 5 milioni per la Humanity Forward, altra no profit fondata dall’ex candidato alla presidenza e imprenditore Andrew Yang. Lo scopo sempre lo stesso: aiutare le famiglie in difficoltà a causa della pandemia.

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Ps5 potrà eseguire i giochi di tutte le vecchie PlayStation

Ps5 potrà eseguire i giochi di tutte le vecchie PlayStation

Sony ps5 retrocompatibile
(Foto: Sony)

La notizia è una di quelle bomba che potrebbe davvero fare da potente propulsore alle vendite di Ps5: secondo una recente indiscrezione, infatti, Sony garantirebbe la retrocompatibilità con una buona fetta dell’immensa collezione di giochi Ps3, Ps2 e anche Ps1 con la sua nuova console in uscita entro fine anno. Il segreto? Il cloud.

E non potrebbe che essere altrimenti, dato che la via è ormai quella di passare sempre più dal digitale e non più dal supporto fisico su disco. Ps5 avrà una sua versione digital only senza lettore blu ray per poter scaricare e giocare ai vari titoli salvati in memoria dal network. La retrocompatibilità (già confermata e fisica per Ps4) funzionerà allo stesso modo: non si inseriranno blu ray, dvd o persino cd nel lettore, ma si potrà riprodurli dalle nuvole.

Secondo un brevetto associato a Sony e che viene rappresentato dal diagramma qui sotto (merito dell’utente Renka_schedule su Twitter), i giochi Ps1, Ps2 e Ps3 saranno immagazzinati in formato digitale sui server ed emulati attraverso una macchina virtuale. Gli utenti potranno accedere al contenuto da Ps5 collegandosi al servizio. Qualcosa di paragonabile a Stadia, che funziona interamente in streaming.

ps5 retrocompatibile
(Foto: Twitter @Renka_schedule)

Quante possibilità concrete esistono che tutto ciò avvenga davvero? Già da ora si possono trovare e emulare giochi Ps2 con Ps4 attraverso PlayStation Now quindi l’ipotesi è tutt’altro che remota. Rimane da capire se questo servizio possa essere integrato magari nello stesso abbonamento Ps Now o se rimarrà qualcosa di esterno e da acquistare a parte.

Se fosse incluso, un po’ come Nintendo Switch Online, allora la libreria per la nuova Ps5 si amplierebbe in modo notevole e abbondante, a tutto vantaggio degli utenti. Anche perché è previsto all’orizzonte un sostanziale aumento del costo per i singoli giochi di Ps5 (e anche per la rivale Xbox Series X).

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Concessioni balneari, lo stato continua a svendere le sue spiagge (e la nostra estate)

Concessioni balneari, lo stato continua a svendere le sue spiagge (e la nostra estate)

È tornato il solito dibattito sulle concessioni balneari, quei permessi che lo stato dà ai privati per gestire commercialmente tratti di spiaggia pubblica, dietro pagamento di una quota annuale. Un emendamento al Dl rilancio, che verrà approvato nei prossimi giorni con la fiducia e che dunque non sarà soggetto a modifiche, ha rafforzato la proroga delle concessioni balneari vigenti al 2033, di fatto alle condizioni attuali. A proporlo è stata la deputata di Forza Italia Deborah Bergamini, con la motivazione che nell’estate più difficile per gli stabilimenti italiani a causa delle misure di distanziamento sociale e del crollo del turismo, è opportuno dare una mano a chi proprio nelle spiagge ha la sua fonte di sostentamento.

La proroga al 2033 non è in realtà nulla di nuovo. Già negli scorsi anni erano state approvate misure simili a breve termine, mentre nel 2018 la Lega, sotto la spinta del ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, aveva esteso il tutto per 15 anni, fino al 2033 appunto. Il nuovo emendamento di Forza Italia non fa altro che ribadire questo punto, rafforzandolo ulteriormente dal momento che toglie ogni spazio di manovra alle amministrazioni locali per intervenire sulle concessioni. Il problema di base è che tutto questo è in contraddizione con la normativa europea. E il risultato è che ieri come oggi, ma anche per i prossimi anni, l’Italia continuerà a svendere il proprio patrimonio pubblico per pochi spiccioli. 

La “direttiva Bolkenstein” approvata nel 2006 dalla Commissione europea stabilisce che le concessioni pubbliche vadano affidate ai privati attraverso apposite gare con regole chiare, così da garantire una procedura più trasparente, offrire migliori servizi al cittadino e valorizzare il patrimonio statale. La direttiva non è mai stata recepita in Italia nell’ambito balneare e oggi gli stabilimenti continuano a restare in mano a chi li detiene da decenni, senza che venga aperto alcun bando in tal senso. E il paradosso è che il prezzo pagato per avere le concessioni è irrisorio. “È normale che il Twinga (4 milioni fatturato) paghi 17.000 euro l’anno, il Papeete (3 milioni fatturato) 10.000 euro?”, ha denunciato in un video Carlo Calenda, leader di Azione. C’è in effetti una sproporzione tra i canoni pagati dai privati e gli introiti stagionali di quest’ultimi, al livello che in certi casi basta la prenotazione di una piazzola per tutta l’estate per rientrare nei costi di affitto. Nomisma ha stimato che lo Stato guadagni 103 milioni di euro dalle concessioni, mentre il giro d’affari dei privati è di 15 miliardi di euro annui.

Chi difende la proroga al 2033 sottolinea che, in caso di gara d’appalto per le concessioni, il rischio sarebbe quello di affidare le spiagge a grandi multinazionali, a scapito delle gestioni familiari italiane che ne uscirebbero penalizzate. Ma a ben vedere, il fatto che lo stato regali il suo patrimonio pubblico a privati che poi non condividono i propri introiti, se non pochi spiccioli, non fa sicuramente l’interesse pubblico. In un momento di crisi come quello attuale, dove ogni rubinetto può rivelarsi essenziale per aiutare il paese a rialzarsi, svendere il patrimonio pubblico in nome di una presunta tutela delle piccole e medie imprese familiari italiane è un controsenso. O forse non lo sarebbe, se la proroga riguardasse solo questo momento storico difficile, quello del coronavirus. Ma la proroga c’era già prima, così come oggi con il nuovo emendamento si continua a guardare a 15 anni. La tutela delle famiglie italiane che gestiscono i lidi in risposta alla crisi economica del 2020, insomma, sembra c’entrare ben poco. 

Il punto è che nel momento in cui lo stato concede una spiaggia a un privato, è giusto ne colga i frutti al pari di esso. Altrimenti, tanto vale lasciare la spiaggia libera, anche perché l’Italia vive un serio problema da questo punto di vista. Come ha stimato Legambiente,  oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari. Le spiagge pubbliche stanno insomma finendo, divorate sempre più da un privato che avanza, fa profitto su di esse ma non condivide i suoi introiti con chi quelle spiagge gliele dà in gestione, lo stato. 

Nell’anno del Covid-19, delle imprese in ginocchio, del turismo che zoppica e dei lidi a velocità ridotta a causa delle misure di distanziamento sociale, la sospensione delle gare per le concessioni balneari poteva avere un senso, per non mettere in difficoltà proprio ora chi lavora nel settore. Fare così da qui al 2033, però, significa fregarsene delle direttivi europee e dei conti dello stato.

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