Fortnite ospiterà in anteprima una scena dal nuovo Star Wars

Fortnite ospiterà in anteprima una scena dal nuovo Star Wars

Fortnite Star Wars
(foto: Fortnite)

C’è grande attesa per lo speciale evento che unirà Fortnite e Star Wars questo weekend, con la proiezione di una scena del nuovo film L’ascesa di Skywalker all’interno di una sala cinematografica del tutto particolare: quella dei vari drive-in Risky Reels presenti nella mappa del videogame. Un nuovo punto di contatto tra il gioco del momento e la popolare saga di fantascienza, dopo la speciale skin di gioco per trasformarsi in un vero e proprio stormtrooper. L’iniziativa si chiama, senza particolare originalità, Fortnite x Star Wars e andrà in scena il prossimo sabato 14 dicembre alle 20 italiane (con ingresso virtuale a partire da mezzora prima, ossia alle 19:30).

C’è ancora nebbia attorno al contenuto speciale che sarà mostrato: si va dalla possibile anteprima del film stesso con la prima scena (o qualcuna delle successive), fino a un’apparizione del regista J.J. Abrams che potrebbe regalare un commento sul nuovo film agli utenti di Fortnite. Ma molto verosimilmente potrebbero esserci sia la scena che l’intervento di Abrams.

Ricordiamo che l’uscita di Star Wars: l’ascesa di Skywalker è programmata per il 18 dicembre: dunque si tratta di un’anteprima di cinque giorni, e per giunta su uno dei film – se non il film – più atteso dell’anno. Ci sono dei precedenti simili, seppur meno eclatanti: il primo che viene in mente è ovviamente il concerto virtuale in live sul gioco da parte dell’artista Marshmello.

È immaginabile che molti fan di Star Wars scaricheranno Fortnite soltanto per questo evento. D’altronde l’hype per il nuovo capitolo di Guerre stellari è ai massimi: c’è persino la versione in edizione limitata dedicata di Samsung Galaxy Note 10 Plus, nonché i contenuti speciali su Facebook Messenger.

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Tutto quello che non avreste dovuto ignorare nel 2019. Lo raccontiamo nel podcast di Wired Play

Tutto quello che non avreste dovuto ignorare nel 2019. Lo raccontiamo nel podcast di Wired Play

Siamo a fine anno e abbiamo tirato le somme in fatto di serie tv, fumetti, dischi, videogiochi, libri e film. Dopo aver passato in rassegna i vincitori del piccolo schermo (e anche i vinti), i top e i flop cinematografici, il meglio di in libreria (compresi i comics), abbiamo deciso di rendere giustizia a quei titoli che sono erroneamente passati in sordina, quelli che ci siamo filati poco. I belli e incompresi. Ecco allora il nostro jukebox in versione podcast delle chicche del 2019, che forse vi siete persi e che dovete assolutamente recuperare. Magari proprio durante le vacanze di Natale. Si può cominciare con la prima stagione di Bonding (dagli episodi snack e trasgressivi), per proseguire con i fumetti distopici di Days of Hate o il sound sofisticato di Jamilia Wood, e finire con una buona lettura (per esempio, Notti in bianco di Annie DeWitt) e un film che è gioia pura: Brittany non si ferma più. A voi la scelta.

Al microfono Andrea GentileChiara Oltolini e Paolo Armelli; al montaggio Giulia Rocco.

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Vuoi rovinarti un film a tema epidemie? Guardalo con un epidemiologo

Vuoi rovinarti un film a tema epidemie? Guardalo con un epidemiologo

Tra i filoni inesauribili al cinema e in tv c’è quello dedicato alle epidemie e alle pandemie: da Contagion a World War Z, i titoli sul tema si sprecano. Anche perché l’azione è garantita, il pathos pure e, nei casi migliori, è anche possibile spiegare come vanno le cose quando si ha a che fare con questi fenomeni.

Ma la fiction è davvero così accurata? Beh, insomma. Secondo il protagonista del video qui sopra, Brian Amman, esperto di virologia e patogenesi al Centers for Disease Control di Atlanta – il più importante centro di controllo della sanità pubblica nordamericana – in troppi casi c’è sciatteria o un eccesso di immaginazione. Amman si dichiara un fan del genere: però ovviamente, da professionista, è costretto a dire che le cose non stanno proprio così.

Ad esempio, nel film Outbreak – protagonista Dustin Hoffman – c’è una scena in cui un team specializzato arriva in un contesto potenzialmente a rischio, dove sono all’opera anche agenti della polizia. In spregio alle regole, ci sono calorose strette di mano per salutarsi, che giustamente costringe Amman a saltare sulla sedia. Non è realistico: se proprio volete salutare qualcuno in una situazione simile, meglio un gomito a gomito.

Nel pronto soccorso della serie tv Er, invece, arriva addirittura una bambina che presenta segni del vaiolo. Il telefilm, ricorderete, è ambientato negli anni Novanta ma questa malattia è stata dichiarata eradicata del tutto dall’Oms nel 1980. Come giustificare una simile discrepanza? L’unica ipotesi è un deliberato rilascio di virus nell’ambiente, ma è abbastanza inverosimile.

Amman fa invece i complimenti proprio a Contagion, film diretto da Steven Soderbergh, per come illustra l’utilizzo di un software per la rappresentazione 3D di un virus e del modo in cui attacca le cellule, ad esempio.

Il panorama è vario, ma spesso a Hollywood gli errori nascono per fretta o eccesso di enfasi. Nella pellicola 28 giorni dopo imperversa un’epidemia di una versione modificata del virus della rabbia. In una scena un personaggio bacia un altro, e quest’ultimo viene contagiato all’istante: nella vita reale però ci vogliono settimane o mesi. Insomma: ok la finzione, ma la scienza va salvaguardata.

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Facebook dovrà riattivare i profili di Casapound

Facebook dovrà riattivare i profili di Casapound

(foto: Omar Marques/Getty Images)

Casapound ha vinto la causa contro Facebook. Il Tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso presentato dal movimento neofascista dopo la disattivazione della sua pagina ufficiale, il 9 settembre scorso, e ha ordinato al social network di Menlo Park di riattivare la pagina. A darne notizia è stata la stessa organizzazione di estrema destra, tramite il giornale online Il Primato Nazionale che riporta il provvedimento.

La sentenza

Il giudice Stefania Garrisi ha accolto totalmente il ricorso presentato e condanna il social network di Zuckerberg a corrispondere 800 euro per ogni giorno di violazione dell’ordine e a pagare 15mila euro di spese processuali. Fra le motivazioni si legge che “è evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano”. Fra le altre cose, è stata ordinata a Facebook anche la riattivazione del profilo personale di Davide Di Stefano, uno dei leader di Casapound, in quanto amministratore della pagina.

L’articolo 49 della Costituzione stabilisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Per questi motivi nella sentenza il giudice scrive che “Facebook, nella contrattazione con gli utenti, debba strettamente attenersi al rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali finché non si dimostri (con accertamento da compiere attraverso una fase a cognizione piena) la loro violazione da parte dell’utente”. Il sito del partito parla di una decisione “destinata a fare giurisprudenza” sottolineando il principio cardine della decisone che, in sintesi, non assimila Facebook a un qualunque soggetto privato, ma a un organo che ricopre una “speciale posizione”. Da parte sua il gigante del web replicata per bocca di un portavoce: “Siamo a conoscenza della decisione del Tribunale Civile di Roma e la stiamo esaminando con attenzione”.

Cosa era successo?

Lo scorso 9 settembre Casapound e Forza Nuova sono scomparsi dai social – in particolare da Facebook e Instagram – proprio durante il dibattito sulla fiducia al governo Conte bis. Sono stati cancellati una serie di profili collegati a responsabili nazionali, locali e provinciali, e alcuni eletti in città italiane. Fra questi anche quelli di alcuni noti esponenti dei movimenti come Gianluca Iannone, Simone Di Stefano e Roberto Fiore. Sono anche state disattivate le pagine ufficiali dei due partiti. Il social – che detiene anche il controllo di Instagram – aveva dato come motivazione quella dell’incitamento all’odio: “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram”. In questo senso, quindi, venivano violati gli standard di comunità.

Uno dei leader Simone Di Stefano si era pronunciato su Twitter parlando di “un abuso commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana”. Da parte sua Facebook aveva diffuso un comunicato ai principali giornali, di cui Repubblica riportava qualche pezzo, spiegando che in realtà per gli stessi motivi altre associazioni simili erano state bannate all’estero: Generation Identify (Pan-Euro), Inferno Cottbus 99 (Germania), Rivolta Nazionale (Italia), Scrofa Division (Olanda), Chelsea Headhunters (Gran Bretagna), White Front (Bulgaria), Boris Lelay (Francia), Beke Istvan Attila (Ungheria), Szocs Zoltan (Ungheria) e Varg Vikernes (Norvegia).

In realtà un episodio simile si era già verificato nell’aprile di quest’anno quando una serie di account vennero sospesi e Casapound aveva gridato immediatamente alla censura: “Sono passati solo quattro giorni dalla notizia dell’avvenuto deposito del simbolo di Casapound Italia alle elezioni europee del 26 maggio e la task force italiana dei censori di Facebook non ha perso tempo e ha iniziato a mietere le prime vittime”.

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15 libri con storie da tutto il mondo da regalare ai bambini a Natale

15 libri con storie da tutto il mondo da regalare ai bambini a Natale

Qual è il potere dei libri, soprattutto quando proposti dalla più tenera età? La meravigliosa scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie, che vive da anni tra gli USA e la Nigeria e conosce estranietà e radicamenti, l’ha riassunto con una frase semplice: “I libri riescono a educare mentre ci si diverte”.

Abbiamo rivolto la nostra attenzione proprio a questi libri per bambine e bambini in grado di emozionare, insegnare e accendere la curiosità. Leggere una storia è ancora uno dei modi più veloci per imparare a provare empatia nei confronti degli altri.

Un benvenuto, quindi, ai libri per bambini che parlano di migrazioni (a proposito: no, le ONG non fanno aumentare le partenze di migranti), di segregazione razziale, di razzismo e antirazzismo, dello stato islamico e della Cina, di famiglie separate da un oceano e di scuole accoglienti.

Il panorama editoriale italiano presenta una ricca selezione di storie dedicate a bambine e bambini di altri paesi, che parlano altre lingue, che hanno affrontato lunghi viaggi e trasbordi per raggiungere un futuro migliore. Ci sono storie per tutte le età, per tutti i gusti e per tutti i generi, dal fumetto alle filastrocche.

Abbiamo selezionato qui la nostra top 15, con l’augurio che, per questo Natale, ci rendano davvero tutti un po’ più buoni (e tolleranti, e solidali) con chi ci sta vicino e lontano.

 

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Arrowverse, 5 camei nel più grande crossover di sempre

Arrowverse, 5 camei nel più grande crossover di sempre

ATTENZIONE: possibili spoiler sui prossimi episodi delle serie dell’Arrowverse

Partiamo dai fondamentali. Con il termine Arrowverse si definisce l’universo televisivo condiviso delle serie tv basate sui personaggi Dc Comics, che vanno in onda principalmente sul canale americano The Cw (da noi in Italia, invece, sono un po’ sparpagliate fra i canali Mediaset e in streaming su Netflix). A partire dal 2012, con il debutto di Arrow, incentrato su Freccia verde, e soprattutto grazie all’abilità dello sceneggiatore e produttore Greg Berlanti, si è arrivati a un vero e proprio franchise (distinto da quello cinematografico del Dc Expanded Universe e, a dire il vero meglio, riuscito), che comprende diversi titoli, fra cui The Flash, Supergirl, Legends of Tomorrow, Batwoman, Black Lighting e, più di recente, Batwoman e Stargirl. Con il tempo, questo universo ha cementato la sua coerenza anche con dei crossover-evento, cioè archi narrativi che in vari episodi delle differenti serie ne mettevano assieme i protagonisti in avventure congiunte.

Il crossover dell’anno, iniziato in queste settimane negli Stati Uniti con una conclusione prevista per gennaio 2020, s’intitola Crisis on Infinite Earths: è il sesto evento congiunto di questo tipo, consta di cinque episodi, ma è anche il più ambizioso mai realizzato per la mole di riferimenti che include e il numero di attori in qualche modo legati al mondo Dc Comics che ha richiamato. Il pretesto narrativo, qui, è un’ondata di antimateria che sta spazzando via gradualmente le varie versioni della Terra in diverse dimensioni parallele, quindi i supereroi devono unire le forze e ricorrere a inaspettati alleati. Ecco i cameo più sorprendenti di questo crossover che manderà in visibilio tutti i fan Dc più accaniti.

1. John Wesley Shipp

In molti ricorderanno John Wesley Shipp come il protagonista della serie su Flash, andata in onda per una stagione nel 1990 (nonché come il padre di Dawson in Dawson’s Creek). L’attore era già stato coinvolto in queste nuove serie di The Cw, comparendo diverse volte come Henry Allen, il padre cioè del protagonista di Flash Barry Allen nonché Flash originario: lo si è visto, infatti, anche sfoggiare il primo costume storico dell’eroe dalla velocità supersonica, quello con l’elmetto con le ali da Mercurio. Che John Wesley Shipp partecipi quindi anche a questo crossover non è del tutto una sorpresa, lo è però il twist aggiunto alla sua comparsa.

In questi episodi multipli l’attore non compare come Henry Allen, bensì come Jay Garrick, ovvero il personaggio che aveva interpretato nella serie degli anni Novanta: lo si vede in una versione del nostro pianeta chiamato Terra-90 (il numero è in riferimento appunto all’anno di debutto dalla sua produzione televisiva) e proprio il suo personaggio, identificato per comodità come Flash-90, è protagonista di un sacrificio estremo, anche se non è chiaro se vedremo ancora una volta – e in chissà quale forma – Wesley Shipp.

2. Brandon Routh

Il viso dell’attore Brandon Routh è celebre per via dei suoi numerosi ruoli, avendo partecipato a film come Scott Pilgrim vs. The World o a serie come Chuck. Più di recente, però, è noto per l’interpretazione del ruolo di Atom, uno dei protagonisti di Legends of Tomorrow. In realtà, la sua appartenenza al mondo Dc risale a prima, quando nel 2006 aveva interpretato niente meno che Clark Kent nel poco fortunato Superman Returns di Bryan Singer. Rimpiazzato successivamente da Henry Cavill, Routh è rimasto sportivamente legato all’universo di questi fumetti interpretando un altro ruolo “minore”. Questo almeno fino a Crisis on Infinite Earths.

Nei primi episodi crossover, infatti, l’attore torna a vestire i panni di Superman, anche se una versione leggermente più matura (con tanto di capelli brizzolati). Nella versione del pianeta chiamato Terra-96, Kent è ormai direttore del Daily Planet e ha perso ogni speranza dopo che il Joker ha ucciso molti dei suoi colleghi al giornale, compresa Lois Lane (fatti che riecheggiano la trama dei fumetti Kingdom Come, pubblicati nel 1996, data che dà il nome alla dimensione parallela). Manipolato da Lex Luthor, che sta cercando di uccidere tutti i Superman delle varie dimensioni, è costretto a combattere contro l’Uomo d’acciaio titolare dell’Arrowerse, interpretato da Tyler Hoechlin, rimandando anche qui in qualche modo al Superman III di Christopher Reeves, in cui Clark Kent combatteva se stesso in versione da eroe.

3. Tom Welling

Non c’è due senza tre e, infatti, nel crossover compare anche un terzo attore che aveva interpretato Superman, o meglio la sua versione da adolescente: parliamo di Tom Welling, il protagonista della serie Smallville. A differenza delle sue altre versioni, questo Uomo d’acciaio ha rinunciato del tutto ai suoi poteri, ritirandosi in campagna  assieme alla moglie Lois e alle loro figlie. In questa Terra-167 Lex Luthor è diventato addirittura presidente degli Stati Uniti.

Quando un’altra versione di Luthor arriva a confrontarlo, appunto con l’intenzione di eliminare tutti i Superman possibili e immaginabili, il Clark di Welling lo respinge senza troppa convinzione e nemmeno reagisce alla kriptonite che questi gli lancia addosso, avendo rinunciato completamente ai suoi poteri. Dopo aver ricevuto un umanissimo pugno in faccia, Luthor decide di risparmiarlo. Alla fine della scena compare anche la Lois Lane di Smallville, interpretata da Erica Durance.

4. Kevin Conroy

Dopo tanti Superman, c’è spazio finalmente anche per un Batman, e che Batman! Stiamo parlando di Kevin Conroy, un attore che ha interpretato l’Uomo pipistrello per quasi 30 anni, ma che compare qui per la prima volta col suo volto. Sì, perché Conroy in realtà è sempre stato il doppiatore storico di Bruce Wayne, prima nella serie animata culto Batman del 1992, poi, in una versione più anziana dello stesso personaggio, nel sequel Batman Beyond.

Non a caso, la Terra in cui ci si trova qui è la Terra-99, essendo il 1999 l’anno di debutto di Batman Beyond, ma questa versione è assai diversa dall’eroe tenebroso che ci aspetteremmo: Conroy interpreta un Bruce Wayne ormai invecchiato e incapace di muoversi se non con un esoscheletro, questo per via delle ferite riportate durante la battaglia nella quale ha ucciso il Superman di quella Terra. Ad affrontarlo è qui la Batwoman di Ruby Rose, che ingaggia con lui un alterco che non finisce nel migliore dei modi.

5. Ashley Scott

Dopo tanti eroi, spazio a un’eroina: in una breve scena all’inizio del terzo episodio (l’ultimo prima di quelli finali a inizio 2020), ci troviamo infatti sulla Terra-203, anch’essa in procinto di essere spazzata via. A sorpresa, fa la sua comparsa Helena Kyle, ovvero la Cacciatrice di Ashley Scott nella poco fortunata serie del 2002 Birds of Prey. Il suo personaggio comunica un messaggio via radio a Barbara Gordon, altra protagonista di quella serie interpretata da Dina Meyer, prima di essere colpita dall’antimateria.

Birds of Prey non è tecnicamente una serie dell’Arrowverse, ma come nel caso di Flash del 1990 è un ennesimo tentativo di recuperare in chiave nostalgica molti titoli sempre legati al mondo Dc che magari erano state prodotti da altre emittenti. Nello stesso episodio vediamo il personaggio di Constantine (protagonista di una sfortunata serie Nbc, recuperata e incorporata con lo stesso attore in Legends of Tomorrow) incontrare niente meno che Lucifer, ovvero il protagonista di un prodotto Fox ereditato da Netflix ma sempre legato a questi personaggi. Insomma, una sorpresa dietro l’altra per una galassia fumettistica che si espande sempre più.

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Regali di Natale, 10 giochi da tavolo da far trovare sotto l’albero

Regali di Natale, 10 giochi da tavolo da far trovare sotto l’albero

Vi è mai capitato di attendere con timore il momento della tombolata con i familiari, un gioco in cui il divertimento maggiore consiste nel gridare ambo quando è uscito solo il primo numero? O di ritrovarvi chiusi in casa con tanti parenti e pochi argomenti in comune? Bene, sono proprio quelli i momenti giusti per stupire tutti sfoderando un gioco da tavolo diverso dai soliti Sette e mezzo e Mercante in fiera. Magari regalato ai cuginetti, così che ci sia anche la scusa di metterlo in tavola per spiegare loro le regole.

Se è questo il vostro caso, o se più banalmente state cercando un regalo per un appassionato di giochi da tavolo, ecco nella gallery in alto 10 proposte di board game da trovare o da far trovare sotto l’Albero di Natale: divertenti, adatti a tutta la famiglia, e al prezzo giusto per ogni tasca.

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Chat a tema Star Wars su Messenger: come ottenere sticker e filtri

Chat a tema Star Wars su Messenger: come ottenere sticker e filtri

(Foto: Facebook)

Anche Facebook Messenger rende omaggio a Star Wars: l’ascesa di Skywalker, il nuovo attesissimo episodio della celebre saga di fantascienza in uscita il 18 dicembre in Italia. Sull’applicazione di messaggistica istantanea sono apparsi contenuti speciali come adesivi per la chat e filtri in realtà aumentata per la fotocamera e per le videochiamate. Ma solo per un periodo limitato di tempo.

La febbre di Guerre Stellari contagia dunque anche Messenger di Facebook che dedica la sua iniziativa esclusiva alla nuova pellicola, che nelle scorse settimane è già stata protagonista di numerosi gadget ufficializzati in occasione dell’appuntamento del Triple Force Friday oltre che di una versione speciale del top di gamma Samsung Galaxy Note 10 Plus.

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(Foto: Facebook)

Su Messenger appariranno emoji di reazione da pubblicare per mostrare il proprio stato d’animo all’interno di una conversazione e adesivi dedicati al nuovo film della saga Skywalker, compresi i sempre apprezzati personaggi del lato oscuro.

Ma non solo: si potranno anche sfruttare effetti in realtà aumentata per scattare foto da inviare ai propri amici in chat oppure da applicare durante le videochiamate. Si potrà così vestire elmetto e uniforme da pilota per sfrecciare a bordo di un X-Wing oppure farsi un selfie mentre si sta viaggiando alla velocità della luce.

Per fruire della novità non dovrebbe essere necessario aggiornare all’ultima versione dell’applicazione per Android e iOs, ma è comunque una procedura consigliata. Per attivare adesivi e filtri in realtà aumentata basterà aprire una carta contatto e scegliere il tema Star Wars dall’elenco (che, altrimenti, è semplicemente cromatico) per poi ritrovare gli elementi nella chat così come nel menù della videochiamata.

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Occhi al cielo, arrivano le Geminidi

Occhi al cielo, arrivano le Geminidi

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(immagine: Getty Images)

Vestiti pesanti, cappotto, sciarpa, guanti e cappellino. Naso all’insù e lista dei desideri bene a mente, perché le Geminidi, la seconda pioggia di meteore più spettacolare dell’anno (dopo le Perseidi di agosto), sono tornate. Il picco si registrerà nella notte tra il 13 e il 14 dicembre, anche se purtroppo il maltempo e la Luna piena interferiranno con l’osservazione.

Lo sciame

Le Geminidi, così chiamate perché originano in apparenza dalla costellazione dei Gemelli (Gemini, appunto), sono uno spettacolo astronomico che si ripete tutti gli anni a dicembre, quando il nostro pianeta attraversa la coda di detriti lasciata dall’asteroide (3200) Phaethon: polveri e sabbia attraversano la nostra atmosfera e bruciano, lasciando la tipica scia luminosa nel cielo.

(3200) Phaethon è un corpo celeste un po’ misterioso: è sempre stato un asteroide o si tratta di una cometa estinta? E poi, che relazione c’è (se c’è) con l’asteroide UD2005? I due infatti hanno un’orbita simile e qualcuno ipotizza che un tempo fossero un unico corpo, poi separatosi, forse a causa dello scontro con un altro asteroide più grande.

Segnalate per la prima volta nel 1800, le Geminidi costituiscono una corrente meteorica molto ricca e in condizioni ottimali si potrebbero avvistare fino a 100 stelle cadenti all’ora.
Purtroppo quest’anno le condizioni per l’osservazione non sono delle migliori. Al di là del possibile maltempo, a interferire certamente sarà la luce della Luna piena. Gli esperti dunque si aspettano una frequenza ridotta, fino a 20 meteore all’ora.

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Come osservarle

Per apprezzare appieno lo spettacolo delle Geminidi bisogna recarsi in un luogo buio, lontano dalle luci della città. Non servono telescopi o attrezzature particolari, a meno che non vogliate immortalarle in uno scatto.

Quando gli occhi si saranno ben abituati all’oscurità l’avvistamento sarà più facile, soprattutto se sarete in grado di individuare il radiante, cioè il punto da cui sembra provenire lo sciame meteorico, che si trova in prossimità della costellazione dei Gemelli.

Per tutti coloro che preferiscono starsene in casa al caldo, c’è sempre la possibilità di assistere alla diretta online del Virtual Telescope Project, a partire dalle 5 del 14 dicembre.

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Dopo aver visto l’ottavo episodio di Watchmen non sarai più lo stesso

Dopo aver visto l’ottavo episodio di Watchmen non sarai più lo stesso

Che Watchmen fosse una serie ben scritta non lo scopriamo certo all’ottavo episodio, fin dai primi minuti anche il più guardingo fan del fumetto di Moore e Gibbons ha lentamente abbassato la guardia per godersi un racconto che ha accumulato misteri, fascinazioni e spiegazioni; una mappa in cui il lettore attento poteva trovare un sacco di cose che facevano riferimento a una delle opere più importanti della letteratura moderna. Poi è arrivata Dio entra in un bar e gli aggettivi sono finiti.

SPOILER OTTAVA STAGIONE
Lindelof ha inizialmente presentato la serie come una sorta di remix, una campionatura dell’opera originale che veniva utilizzata per creare una traccia totalmente nuova, attuale e dirompente, ma basata su un sound del passato e su temi che purtroppo non hanno mai smesso di essere attuali: il razzismo, le divisioni tra esseri umani, il potere di distorcere un messaggio per fini personali, il confine tra ordine e abuso, la violenza col distintivo e i traumi del passato, soprattutto quelli americani, che sono pronti a diventare ferite aperte nel presente.

Fin qui tutto bene, abbiamo visto Sister Night e gli altri poliziotti superare più volte il confine del lecito, abbiamo cercato di capire cosa stesse succedendo a Ozymandias, avviluppato in un loop personale di esperimenti e follie, abbiamo cercato di capire quale fosse il legame tra i molti personaggi che improvvisamente comparivano sulla scena e abbiamo applaudito, ma su tutto aleggiava l’ombra azzurra del Dr. Manhattah, del figlio dell’orologiaio che si fece dio e che andò a vivere su Marte dopo aver totalmente perso interesse per le cose umane.

Era lecito pensare che Dr. Manhattan sarebbe stato un fantasma ai margini, qualcosa di evocato, di cercato, ma mai ottenuto, una volta posizionato sullo scacchiere della serie avrebbe catalizzato totalmente l’attenzione degli spettatori e dopo nient’altro sarebbe stato così interessante. È una tensione narrativa che una volta sciolta difficilmente puoi recuperare.

E invece tra la puntata sette e la otto abbiamo scoperto che è sempre valido l’adagio per cui se vuoi nascondere qualcosa lo devi mettere in bella vista. E dunque non solo il caro vecchio dio blu camminava sulla Terra, ma col cavolo che siamo di fronte a un remix, Lindelof ha scritto un seguito di Watchmen, un seguito in cui i personaggi sono vivi, veri, sensati e non solo degli orpelli nostalgici che ci ricordano i bei tempi in cui da ragazzi abbiamo sfogliato un fumetto che ha reso il resto della letteratura qualcosa di grigio e passato.

C’era poi anche un’altra questione: scrivere del Dr. Manhattan è difficile, come tutti i personaggi con un potere illimitato devi essere tu a capire quali sono i limiti che puoi dargli e come quei limiti lo definiscono. Un personaggio con poteri infiniti si rivela presto noioso, per questo Superman ha la kryptonite e l’identità segreta. Inoltre, scriverlo è difficilissimo se non sei Alan Moore, se non hai quel tipo di approccio al mondo, alla spiritualità, al tempo e alla narrazione, perché il Dr. Manhattan espone tutti i limiti della nostra visione del tempo e dello spazio, percepisce il mondo in modi che non possiamo concepire, vede lo scorrere del tempo come una mappa in cui non esiste un prima e un dopo e tutto ciò che accade sta accadendo nello stesso momento in posti differenti.

Ma allo stesso tempo è un personaggio profondamente umano, o almeno, che conserva passioni profonde di amore e affetto, soprattutto quando la natura umana si rivela a lui in tutta la sua incongruenza. Quando qualcuno è disposto a difenderlo pur sapendo che tutto finirà male. Il grande limite del Dr. Manhattan è sé stesso. Moore aveva già mostrato i rischi di una divinità imperfetta, che vorrebbe fare il bene ma che si scontra costantemente con le aspettative e le imperfezioni dell’animo umano, sommate all’indifferenza maturata con la sua nuova condizione.

Se non padroneggi tutti questi elementi la narrazione crolla miseramente, la sceneggiatura si riempie di incongruenze, ti ritrovi in mano qualcosa di noioso e didascalico. È come avere a portata di mano il teletrasporto e usarlo per andare a farci la spesa.
Quindi come si è mosso Lindelof? Mettendoci nei panni di un dio.

I primi quaranta minuti dell’episodio 8 sono in gran parte spesi a raccogliere ed accumulare dettagli sugli eventi che sono già stati raccontati, menzionati o ipotizzati. Proprio come il Dr.Manhattan, sappiamo cosa farà Angela quando tirerà fuori tre cadaveri nell’obitorio e nessuno di loro sembrerà Cal. Quando il Dr. Manhattan le dà l’anello che gli farà dimenticare i suoi poteri, sappiamo che Angela suggerirà del trasferimento a Tulsa e del falso incidente per spiegare le condizioni di Cal, perché lo abbiamo già visto, sappiamo dove porta questa storia così assurda per la Angela che è ancora una poliziotta in Vietnam.

L’ottavo episodio si dipana attraverso una serie di linee temporali che vengono portate avanti in parallelo: abbiamo Angela che parla con Dr. Mahattan in Vietnam, loro due a casa dopo la rimozione del dispositivo che lo rendeva “umano”, lui che parla con Ozymandias del paradiso terreste creato su Europa (ricordandoci che un mondo perfetto fatto di solo amore e ben lontano dall’essere perfetto, altro tema gigantesco) e nel mezzo c’è tutto ciò che sappiamo già. Tutto comincia con lui che mette una maschera e non vediamo il suo volto finché non viene tolta la seconda maschera: il dispositivo che gli impediva di ricordarsi della sua natura.

L’unica cosa che scopriamo di veramente nuova è la creazione del paradiso terrestre su Europa, che è poi la causa del suo ritorno sulla Terra: rendendosi conto del fatto che un mondo perfetto in cui tutti si amano è la cosa più lontana dalla perfezione, perché un dio non è definito dai suoi fedeli, quanto da chi lo disprezza. Un concetto potentissimo di cui si renderà poi conto Ozymandias quando cercherà in tutti i modi di tornare su quella Terra che non lo ha apprezzato per il suo lavoro.

Ciò che rende questo episodio spettacolare e il peso dei dettagli. Di questo continuo tentativo di farci percepire il tempo come un dio forgiato dalla forza dell’atomo. Per qualche minuto riusciamo a percepire il tempo in maniera differente, come uno spazio in cui nonno e nipote possono parlarsi attraverso un essere che è presente in entrambi i luoghi, ma anche in tutti gli altri luoghi in cui ha vissuto in qualche momento. Non è facile vivere così, anzi è impossibile conservare un atteggiamento distaccato e di sorpresa nei confronti del mondo. Ma soprattutto non è bello, non è piacevole, non ti senti onnipotente, ma onnipresente, inevitabile, fatidico e distaccato dall’ansia umana per cosa accadrà e dalla nostalgia del vissuto. Siamo oltre le pillole che hanno permesso ad Angela di vivere il passato di suo nonno (altro episodio incredibile).

È un’esperienza ben diversa da quella che potremmo aspettarci ed è esattamente l’esperienza che Lindelof vuole per proseguire lo spirito di Watchmen: riportare i supereroi a una condizione umana, empatica, spogliata di ogni aura sacrale.
A tutto questo si somma una recitazione spettacolare, soprattutto nella parte nel pub. Le risate, il tono supponente di Angela contrapposto a quello sereno di Dr. Manhattan, il progressivo allentarsi della tensione e poi infine quella coltellata nel fianco, la consapevolezza che sì, ogni storia d’amore finisce in una tragedia, perché amare significa perdere.

Ecco perché la sparatoria finale non è accompagnata da una musica epica, il tono è più dimesso, consapevole dell’inevitabile. Perché lo sapevamo come lo sapeva il Dr. Manhattan che sarebbe finita così, che non c’erano altre strade.
Eppure, per un attimo abbiamo pensato che avremmo avuto il lieto fine, no? Come Angela ci siamo buttati nella mischia, pronti a rischiare tutto per chi amiamo. Quante volte lo abbiamo fatto? La grandezza di questo episodio e di questa serie sta tutta nella risposta.

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