In fondo, chi sono io per scrivere un romanzo?

In fondo, chi sono io per scrivere un romanzo?

Molte persone sognano di scrivere un libro, poche però lo fanno per davvero.

Al di là dell’importanza di avere un buon metodo, disciplina e costanza, spesso a interrompere il sogno è la mancanza di fiducia in se stessi, l’incapacità di riconoscere il proprio valore o di darlo alle nostre aspirazioni.

Uno scrittore di mia conoscenza mi disse una volta: “Il mio Dio è il dubbio”.

Dubitare era per lui qualcosa di fondamentale, quasi alla stregua di una musa, perchè lo spronava ogni volta a prendere la direzione giusta, ad andare fino in fondo, a porsi le domande essenziali.

Perché vuoi scrivere un romanzo?

Dietro al dubbio dunque si cela sempre qualcosa di più profondo, qualcosa che non necessariamente ha un’accezione negativa, anzi tutt’altro.

Nel romanzo Ľ uomo duplicato di José Saramago una voce che il protagonista chiama il “senso comune”, viene spesso a trovarlo e gli pone tutta una serie di domande sul significato delle sue azioni. Ed è proprio qui che troviamo il nocciolo della questione.

Hai due opzioni: rivoltolarti nello struggimento e andare vagando di strada in strada, di stanza in stanza, ripetendo frasi come Non sono capace, Non ho le qualità, Non sono nessuno, Non sono buono a nulla, Non è per me, e così via; oppure puoi interrogarti con sincerità, chiederti cosa si cela alla base del tuo desiderio di scrivere un romanzo.

È qualcosa che ti far star bene? Porta valore nella tua vita? E in quella degli altri? Lo fai per obbedire a un magico impeto che ti viene da dentro o perché credi che qualcuno se lo aspetti?

Insomma valuta la bontà, l’utilità e il senso dei tuoi desideri. E il consiglio è di farlo non solo per la scrittura ma per tutto ciò che concerne la vita.

 

Scrivere un romanzo: la paura di non farcela

Il dubbio è circondato da tanti amici e in particolare spesso si accompagna a braccetto con la paura. Il detto popolare “La paura fa 90”, sta a significare che sotto lo stimolo della paura si possono fare cose straordinarie, cose che non si farebbero in condizioni normali.

Ed è proprio così!

Anche in questo caso hai due opzioni: restare paralizzato per colpa della paura di non farcela oppure sfruttare questa paura come un motore per andare avanti, legna da gettare nel fuoco per far ardere ancora più alte le fiamme delle tue passioni.

 

Scrivere un romanzo: l’importanza di avere i piedi ben piantati a terra

Dopo questa meravigliosa iniezione di autostima, in cui ti ho spiegato che nulla è impossibile e che persino sentimenti apparentemente avversi come il dubbio e la paura possono trasformarsi nei tuoi migliori amici, è arrivato il momento di chiudere in bellezza: le favole non esistono, o meglio esistono quelle che scriviamo ovviamente, ma io mi riferivo al senso figurato dell’espressione.

Con questo non voglio smentire quello che ho detto sinora, semmai rafforzarlo, perché voglio semplicemente chiarire il fatto che scrivere è un processo. Non ci sono fate madrine, geni della lampada o gnomi affettuosi che dall’oggi al domani ti trasformeranno nel nuovo Fëdor Dostoevskij. Esiste solo il sudore della tua fronte, il confrontarsi costantemente con dubbi e paure, accettare le delusioni e i progetti andati male, rialzarsi e continuare senza arrendersi mai. Insomma, bisogna avere sempre i piedi ben piantati a terra.

E tu? Come affronti dubbi e paure? Qual è il tuo segreto per un’autostima a prova di bomba?

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Trova la tua voce da scrittore

Trova la tua voce da scrittore

Be a voice not a echo”, ovvero “Sii una voce e non un eco”. Non sono riuscita a rintracciare l’autore di questa espressione, ma a ogni modo la considero davvero fondamentale, soprattutto se pensiamo al modo in cui siamo abituati a comunicare oggi e a fruire delle informazioni. In questi tempi moderni le voci sono sempre meno mentre gli eco si moltiplicano, tra un post condiviso e un retweet.

Il senso è chiaro: sii te stesso, non la copia di qualcun altro. Questo è ancor più vero quando si tratta di scrittura. Trovare la tua voce di scrittore, ovvero il tuo stile, è importante. Si tratta di quel “quid” che ti rende unico, della spinta che ti permette di emergere in superficie, del modo in cui arrivi ai lettori e in sostanza della firma che ti contraddistingue.

A volte però può essere difficile trovare la propria voce da scrittore, un po’ come quando da ragazzini si passa dai pantaloni a zampa a quelli alla zuava nel giro di pochi mesi. Bisogna indossare un po’ di capi prima di trovare quello che fa al caso nostro, quello che ci fa sentire pienamente noi stessi e a nostro agio.

Trova la tua voce di scrittore: alcuni esercizi facili facili

Penso di averti già detto che la lettura può esistere senza la scrittura, ma la scrittura non può esistere senza la lettura. Quando sento qualcuno autodefinirsi scrittore e poi asserire di non essere mai stato un gran lettore, stai pur certo che non ha fatto in tempo a finire la frase che io sono già lontana.

Il preambolo è d’obbligo perché se vuoi trovare la tua voce da scrittore devi partire proprio dalle voci che ti hanno ispirato. Scegline almeno tre e poi confrontale fra loro. Cos’hanno in comune? Che cosa le distingue? Ma soprattutto fatti la domanda più importante: perché ti hanno ispirato? Cosa c’è in loro di diverso rispetto agli altri?

Il secondo step è quello di divertirti a scrivere lo stesso argomento con stili differenti. Dalla poesia alla prosa, passando per la saggistica, la cronaca, il romanzo, lo stile fantasy, la satira, gli haiku, le ricette di cucina, e chi più ne ha più ne metta. Quale stile ti ha stimolato di più? Quale invece ti è costato più fatica? Quale ti ha appassionato tanto che il tempo è sembrato volar via in un lampo?

Infine decidi per chi ti piacerebbe scrivere. Qual è il tuo target? Come te lo immagini? Perché vuoi scrivere proprio a loro e per loro? Cos’hai di così importante da dirgli e che loro devono assolutamente sapere? E soprattutto raccogli i loro feedback, commenti, suggerimenti, opinioni. Cosa ne pensano del tuo stile? Come lo descrivono? L’opinione che hanno loro coincide con la tua?

Trova la tua voce da scrittore: sii te stesso e non te ne pentirai

Trovare la tua voce da scrittore è un percorso che può essere a tratti divertente, a tratti impervio e a tratti catastrofico, ma non potrà mai essere artificioso.

Non devi costruire niente, non devi cercare di assomigliare a qualcuno o di piacere a tutti i costi rinunciando alla tua genuinità. Devi semplicemente essere te stesso.

La tua voce da scrittore è già dentro di te, probabilmente c’è sempre stata. Tutto quello che devi fare è mettere a tacere tutto il rumore di fondo da cui siamo costantemente circondati e stare ad ascoltarla.

E tu? Hai trovato la tua voce da scrittore? Ti va di raccontarci come hai fatto?

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Premio Letterario “Racconti nelle Rete”

Premio Letterario “Racconti nelle Rete”

COMUNICATO STAMPA

La XVIII edizione del Premio Letterario “Racconti nelle Rete”. Pubblica il tuo racconto breve o un soggetto registrandoti nel sito www.raccontinellarete.it 

Nato da un’idea del giornalista Demetrio Brandi, il Premio Racconti nella Rete è collegato al XXV Festival letterario LuccAutori.
La diciottesima edizione del premio letterario si sviluppa fino al 31 maggio 2019 nel sito www.raccontinellarete.it , dove gli scrittori possono pubblicare i loro racconti oltre che leggerli e commentarli. Numerosi sono gli appuntamenti con il premio e gli scrittori vincitori in programma nelle più importanti città italiane. Un calendario che trovate nel sito del concorso.
Si tratta di una vetrina d’autore. Possono partecipare al Premio tutti coloro che hanno un racconto inedito, oppure un soggetto per la sezione Corti. Racconti nella Rete vuole essere un’opportunità di espressione e confronto fra aspiranti scrittori più o meno giovani. In una sorta di agorà virtuale, tutti trovano infatti lo spazio privilegiato per dar voce alle proprie fantasie, memorie o sogni, per cimentarsi nella scrittura creativa e per saggiare il valore e la qualità del proprio lavoro, incontrando talenti sconosciuti o confrontandosi immediatamente con i diversi stili narrativi, generi e contenuti. E’ questo il momento in cui tutti, dal professionista al dilettante, hanno piena possibilità di espressione e uguale dignità di ascolto. E’ uno spazio democratico in cui si da possibilità di espressione a tutti coloro che lo desiderano.

Gli autori fino ai 25 anni di età potranno usufruire di uno sconto di dieci euro sulla quota di partecipazione al premio 2019 – sezioni racconti e corti. Basterà segnalare la vostra adesione con una email indirizzata a info@raccontinellarete.it. “Questa agevolazione” – dice Demetrio Brandi, presidente del Premio – “è rivolta ai giovani talenti letterari, uno stimolo in più per farli partecipare ad una vetrina sempre più importante per gli autori emergenti.” Molti tra gli autori pubblicati in questi anni nelle antologie hanno ottenuto brillanti risultati in campo letterario. La nuova collaborazione con il “Camp di scrittura e teatro” del Gazzetta Summer Camp (La Gazzetta dello Sport) permetterà anche ai giovanissimi scrittori di partecipare a questa edizione del premio. 

Per partecipare basta registrarsi e leggere il regolamento pubblicato nel sito www.raccontinellarete.it. Il racconto, a tema libero, non dovrà superare le cinque cartelle di testo: se l’elaborato sarà ritenuto interessante verrà subito inserito nel sito. Il termine ultimo ed improrogabile per l’invio del materiale è fissato al 31 maggio 2019. I venticinque racconti scelti dalla giuria tecnica composta tra gli altri dallo scrittore Ennio Cavalli, dalla giornalista e scrittrice Chiara Lico, dallo scrittore Adrian Bravi e dal giornalista ed illustratore Marco De Angelis saranno inseriti nell’antologia “Racconti nella Rete ” edita da Castelvecchi. La presentazione in anteprima avverrà insieme alla proiezione del cortometraggio vincitore della sezione Corti in occasione del festival letterario LuccAutori in programma a Lucca nel mese di ottobre.

Nel sito www.raccontinellarete.it si può vedere il cortometraggio “Peccato capitale”. Tratto dal soggetto di Donatella Mascìa vincitore della sezione corti del premio letterario, è stato realizzato dalla Scuola di Cinema Immagina di Firenze per la regia di Giuseppe Ferlito.

Per informazioni:
Associazioni Culturale LuccAutori
tel. 0584.961169 info@raccontinellarete.it www.raccontinellarete.it

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Come creare diversi flussi di entrate come scrittore

Come creare diversi flussi di entrate come scrittore

Probabilmente ti sarai domandato molte volte, anzi moltissime, come fare a essere uno scrittore e allo stesso tempo pagare le bollette e far fronte a tutte quelle piccole grandi necessità quotidiane che pur fanno parte della vita.

Sono certa che avrai già sfatato il mito della sofferenza e quindi sarai ormai consapevole che l’immagine dell’artista bohémien anche se fa tanto old fashion in realtà non è una via praticabile se si vuole comunque poter fare affidamento su delle entrate sicure.

E allora come si fa a continuare ad alimentare la propria passione per la scrittura e allo stesso tempo a dar da mangiare anche al nostro stomaco?

Soldi è bello

Nell’epoca del consumismo inutile, del materialismo esagerato e del divario sempre più grande fra persone molto ricche e persone molto povere, forse il titolo di questo paragrafo potrebbe all’apparenza sembrare superficiale. In realtà si tratta di sfatare un altro mito, ovvero quello che i soldi sono il male.

Spallucce, risatine, immagino già la tua faccia davanti allo schermo e il tuo capo scuotersi con decisione mentre esclami: “Ma io non penso affatto che i soldi sono il male, anzi!”.

Ne sei proprio sicuro? Fatti questa domanda con sincerità, perché se vuoi creare diversi flussi di entrate come scrittore dovrai stabilire con esattezza la cifra di cui hai bisogno e ti suggerisco di non darti il “contentino”, ovvero pizza e birra con gli amici, bollette, affitto e il minimo indispensabile. No ti suggerisco di pensare in grande, molto in grande.

Forse siamo circondati sempre più da esempi negativi rispetto a quelli positivi, ma posso assicurarti che tante persone, magari silenziosamente e senza clamore, hanno usato i loro risparmi per fare delle cose belle, per aiutare gli altri, per incoraggiare l’arte, per favorire la vita sociale, insomma per questo ti dico che soldi è bello.

Insegna, Vendi, Condividi  

Bene adesso che abbiamo lavorato sulla parte “spirituale” passiamo alle azioni concrete che puoi fare per generare diversi flussi di entrate con il tuo lavoro di scrittore. Qui ti suggerisco tre attività diverse ma dai libero sfogo alla tua creatività e pensa a quante possibilità hai di declinare un bellissimo dono come la scrittura in qualcosa di redditizio.

La prima consiste nell’insegnare agli altri l’esperienza accumulata. Corsi di formazione online, un ebook da vendere attraverso i canali di self-publishing, lezioni dal vivo, etc.

Molti artisti utilizzano questo canale per creare un flusso di entrate consistenti e tutti possono confermare che è un’esperienza gratificante e che insegna molto a sua volta.

Vendi. Cosa? Ma il frutto della tua abilità naturalmente! “Content is the king”, diceva Bill Gates, e aveva ragione. Nel marketing il contenuto è tutto, copywriter, content editor, social media editor, sono tutti mestieri del marketing digitale legati alla produzione di contenuti. Cosa aspetti a buttarti?

Terzo e ultimo consiglio: condividi, non essere avaro di gentilezza e condivisione. Spesso le migliori occasioni ci piovono addosso proprio quando abbiamo il cuore aperto e stiamo donando senza aspettarci di ricevere nulla in cambio. Il tam tam che si crea grazie a una condivisione spontanea è infatti la migliore pubblicità che possiamo fare al nostro lavoro.

Prima di salutarti voglio dirti un’altra cosa. Tempo fa ho conosciuto una scrittrice che ha pubblicato un romanzo con una casa editrice molto nota. Mi ha raccontato che a un certo punto della sua vita ha deciso che avrebbe usato la sua dote solo per scrivere romanzi, racconti, storie, etc., nel frattempo avrebbe fatto qualsiasi lavoro necessario per poter provvedere al suo sostentamento. Così mentre la sera lavorava per una pizzeria, di giorno si dedicava alla scrittura. La sua costanza è stata premiata e dopo una prima pubblicazione di racconti con una casa editrice minore è stata scoperta da un agente letterario che le ha procurato l’ingaggio con la casa editrice “famosa”. Grazie ai diritti d’autore e agli anticipi sui lavori successivi commissionati ha potuto lasciare il lavoro in pizzeria e dedicarsi esclusivamente a questo.  Non male vero?

Questo solo per dirti che non importa in che modo generi flussi di entrate, non deve necessariamente essere connesso alla scrittura, l’importante è che non smetti mai di scrivere e di proporre i tuoi lavori.

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Come finire di scrivere il racconto nel cassetto?

Come finire di scrivere il racconto nel cassetto?

Recentemente mi è capitato di assistere alla presentazione di un corso di storytelling. La prima cosa che l’insegnante ha fatto è stata affermare una scomoda verità: “Lo scrittore è pigro”. Mi sono sentita decisamente meno sola.

Procrastinare, lentezza, indecisione, lotte contro il tempo, affanni, ansie e totale assenza di volontà, non sono cose che riguardano esclusivamente quelle attività o situazioni che non ci piacciono, ma a volte possono avere a che fare anche con quelle che ci piacciono, come nel mio e sicuramente anche nel tuo caso, quando si tratta di scrivere, di finire quel racconto che ormai da troppo tempo dorme nel cassetto.   

Ora ti svelo un metodo semplice semplice per portare a termine il tuo racconto: portarlo a termine. Giuro che non ti sto prendendo in giro, semplicemente voglio che tu sappia che non esistono formule magiche. Quello che posso fare però è darti alcuni buoni consigli.

Scrivere il racconto nel cassetto: torna all’origine

Quel racconto è chiuso nel fondo del tuo cassetto, nel file del pc, tra gli anfratti del comodino. E ti osserva. Silenziosamente, ma tenacemente, ogni giorno ti ricorda che non ce l’hai fatta, che è ancora là, che non hai portato a termine il tuo lavoro.

Hai idea del danno incredibile che stai causando alla tua autostima? Ma non sai che per essere scrittori bisogna coccolare e viziare il proprio ego come fosse un bambino indifeso?

Ora che lo sai e non hai più scuse, smettila dunque di tormentare la tua mente e prendi adesso una decisione: finire il racconto o consegnarlo al tritacarte (per usare un’immagine che dal punto di vista letterario è molto più efficace del semplice tasto “delete” sul pc).

Se hai optato per la seconda opzione fallo senza ripensamenti e volta pagina, una pagina bianca pronta ad accogliere un nuovo lavoro. Se invece hai deciso di portare a termine il tuo racconto allora cominciamo con un passo fondamentale: tornare a ciò che ti ha spinto a scriverlo.

Ci sarà stato un momento in cui avrai avuto l’ispirazione, ti sarai messo là e le tue dita avranno iniziato a battere furiosamente sui tasti. Torna a quel momento e fai di tutto per rievocarlo. Non ti limitare solo all’idea, ma ricostruisci il tuo stato d’animo, torna nel posto in cui ti trovavi, mangia lo stesso cibo, annusa gli stessi profumi. In questo modo potrai darti una nuova spinta, una spinta che possa traghettarti fino alla fine del percorso.

Scrivere il racconto nel cassetto: scegli un metodo

Ricordi i 3 facili consigli per scrivere un libro? Bene, probabilmente ricorderai anche l’importanza di avere una visione di insieme. Personaggi, trama, inizio e fine dovrebbero essere chiari nella tua mente sin dalla prima parola. Ma se così non fosse allora è probabile che il “blocco dello scrittore” sia dovuto proprio a una mancanza della visione d’insieme.

Sarà questo quindi il primo passo da fare per poter finire di scrivere il racconto nel cassetto: buttare giù la scaletta, il diagramma, la road map, o in qualunque altro modo preferisci chiamarla.

Da qui potrai estrapolare piccoli e chiari obiettivi che poi ovviamente dovrai calendarizzare, ovvero distribuire su un arco temporale da decidere a priori e che si conclude con la data precisa in cui hai deciso che finirai di scrivere il tuo racconto.

(Davvero credevi si trattasse solo di cucinarti una lasagna e respirare il profumo del parco???).

Ti è mai capitato di non riuscire a finire di scrivere un racconto? Cosa hai fatto per tirarti fuori dall’impasse?

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A cosa serve una sottotrama?

A cosa serve una sottotrama?

Le sottotrame sono definite “archi narrativi secondari” e svolgono essenzialmente tre funzioni fondamentali:

  • rinforzano il tema principale della storia
  • aggiungono complessità, tensione e dettagli all’intera vicenda
  • esplorano il carattere del protagonista

Se utilizzate in maniera adeguata, rappresentano una parte importantissima della storia, in grado di supportare e guidare la trama principale.

Non è obbligatorio che siano presenti all’interno del tuo romanzo, ma se ci sono, devono essere sviluppate bene. Vediamo come!

La differenza tra trama e sottotrama

Per comprendere pienamente la funzione specifica della sottotrama e riuscire a tracciarne le potenzialità, è importante definire il rapporto che esiste tra trama e sottotrama.

  • La trama rappresenta tutta quella serie di eventi che, a partire dall’incidente scatenante in poi, accadono al protagonista e con cui si trova a fare i conti.
  • La sottotrama rappresenta ciò su cui si struttura la trama, ovvero il mondo esteriore e interiore del protagonista, i suoi affetti e le sue relazioni (la famiglia, un amore, le amicizie, i colleghi di lavoro).

Come costruire le sottotrame

Non esiste un solo modo di concepire e costruire le sottotrame, perché ciò dipende in larga parte dalla funzione che devono svolgere all’interno della storia.

Infatti:

  • La sottotrama può coinvolgere in prima persona il protagonista, oppure può coinvolgere dei personaggi secondari.
  • Può succedere che le cose che accadono nella sottotrama si riversino su quella principale influenzandone l’andamento, e viceversa.
  • Alle volte la sottotrama aggiunge elementi di background alla trama principale, senza però influire direttamente sul ritmo dell’azione.

Ciò che resta invariato è che vi è sempre una connessione a livello tematico tra trama e sottotrama. Il vero trucco per costruire una buona sottotrama, quindi, è quello di avere un chiaro obiettivo tematico.

Prendiamo in considerazione qualche esempio.

Il Signore degli anelli

Il tema principale de Il Signore degli Anelli, di J.R. R. Tolkien, è la perpetua lotta del bene contro il male.

Ecco allora che mentre Frodo lotta contro il male cercando di liberarsi dell’anello, anche i personaggi secondari sono chiamati a compiere la stessa battaglia.

E così il mago Gandalf lotta contro Sauron, passato alle forze oscure.

Legolas, Gimli e Aragorn si alleano per combattere contro gli orchi.

Boromir vive un conflitto interiore e per un attimo, alla fine del primo libro (e del primo film) cede alle forze del male.

L’uso della sottotrama per rinforzare il tema principale della storia qui è molto esplicito. Anche se protagonista e personaggi secondari si muovono su diversi paradigmi spazio-temporali, ciò che li accomuna è lo stesso obiettivo tematico: tutti lottano per far trionfare il bene sul male.

 

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

In Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, di J. K. Rowling, seguiamo le vicende di Hermione ─ personaggio secondario ─ che, per riuscire a seguire tutte le lezioni che si insegnano ad Hogwarts e rispettare le consegne dei compiti, usa un dispositivo per viaggiare nel tempo. Questa è una sottotrama ben sviluppata che diventa funzionale e necessaria all’interno dell’intera vicenda perché, in un secondo momento, il dispositivo per viaggiare nel tempo aiuterà il protagonista, cioè Harry Potter, a liberare due prigionieri accusati ingiustamente.

I personaggi secondari non devono necessariamente raggiungere l’obiettivo della trama, che spetta al protagonista, ma o lo aiutano a raggiungerlo o, viceversa, lo ostacolano.

Hornblower

Hornblower, di C.S. Forester, narra le avventure navali del capitano Hornblower durante le guerre napoleoniche. Forester avrebbe potuto raccontare esclusivamente una storia di avventura ma ha scelto di svelare particolari della vita intima del capitano, raccontandoci la sua vita domestica e di coppia. E così scopriamo dettagli sul suo matrimonio, gli sforzi compiuti per relazionarsi emotivamente con la moglie e il suo desiderio di provvedere alla famiglia. Questa sottotrama non fa avanzare la storia ma introduce dettagli e caratteristiche del protagonista che, altrimenti, rimarrebbero sepolti.

 

La struttura della sottotrama

Così come la trama di un romanzo segue una struttura in tre atti, anche la sottotrama ha un inizio, uno sviluppo e una fine, ovvero una struttura chiara e definita.

Come regola generale, è bene far corrispondere la struttura della sottotrama alla tripartizione classica, che comprende appunto primo, secondo e terzo atto, ma ciò non è obbligatorio. L’importante è intrecciare (senza ovviamente sovrapporre) il ritmo di trama e sottotrama, in modo da comporre un tessuto armonico in grado di far avanzare la storia, conferire spessore e profondità, rivelare le giuste informazioni al momento opportuno.

Adesso tocca a te!

In linea generale, la sottotrama non deve mai risultare separata dalla trama principale, altrimenti corre il rischio di risultare sconnessa, con nulla da aggiungere a quello che c’è già.

Ricorda, inoltre, che all’interno di una storia possono esserci più sottotrame, tutto sta nell’imparare a gestirle senza danneggiare la trama principale e senza creare confusione alla storia.

Quindi inizia ad allenarti!

Quando strutturi la tua sottotrama, verifica se:

  • la sottotrama svolge una funzione precisa all’interno della storia o, al contrario, se la sua integrazione risulta debole
  • trama e sottotrama hanno il giusto spazio, in modo da creare equilibrio e non sovrapposizione
  • la sottotrama risponde agli obiettivi tematici della tua storia

Perciò, rispondi a queste domande:

Quante sottotrame ho? Sono tutte ugualmente importanti o posso fare a meno di qualcuna?

La sottotrama che sto creando cosa aggiunge alla mia storia e in che modo dà più chiarezza al tema principale?

La mia sottotrama ha una struttura chiara e definita?

Rispondere con precisione a queste domande ti aiuterà a costruire un romanzo indimenticabile!

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Massimizza il tempo dedicato alla scrittura

Massimizza il tempo dedicato alla scrittura

Vuoi dedicare più tempo alla scrittura o utilizzare al meglio quello che hai a tua disposizione? Che tu sia uno scrittore amatoriale, professionista o che aspiri a diventarlo, ecco alcuni pratici consigli pensati apposta per te. Non si tratta di leggi universali, ma di suggerimenti utili per trarre tutto il meglio possibile dal tempo che impieghi per scrivere.

Trova il tuo ritmo

Nell’immaginario comune abbiamo questa visione dello scrittore che trafitto dal raggio della musa ispiratrice comincia a pigiare furiosamente sui tasti producendo pagine e pagine di capolavori. Nella realtà dei fatti, come ho spiegato anche nel mio articolo su come scrivere un libro, organizzazione e determinazione fanno la differenza.

Questo vuol dire che non c’è nessuna musa a ispirarci? Tutt’altro, la “musa” è la scintilla che mette in moto il grande meccanismo, ma è importante capire come funziona il nostro processo creativo per poterlo poi incanalare in un flusso ordinato di lavoro.

Individua il momento della giornata in cui ti senti particolarmente ispirato e produttivo, rintraccia tutti gli input che attivano le tue sinapsi, sperimenta il contesto che ti fa sentire più a tuo agio quando scrivi come un particolare luogo, una particolare musica, un preciso quadro come sfondo del desktop, etc.

La parola chiave è sperimentare. Un suggerimento comune ad esempio è quello che incoraggia a portare sempre con sé un taccuino, elettronico o cartaceo, per poter scrivere in qualsiasi momento quello che riteniamo importante. Ma non è detto che sia una strategia valida per tutti.

Bisogna andare per tentativi e probabilmente non accadrà dall’oggi al domani, ma una volta individuato il tuo ritmo potrai modellare su di esso il tempo che dedichi alla scrittura e non c’è dubbio che sarà un tempo super produttivo e massimizzato.  

Decidi quali traguardi vuoi raggiungere

Quante volte abbiamo sentito la frase “Non è la destinazione, ma il viaggio che conta”? È una frase che condivido, ma sono anche profondamente convinta del fatto che se non ci fosse una destinazione non ci sarebbe neppure il viaggio. Per questo è importante stabilire degli obiettivi e l’attività di scrittore non fa eccezione.

Un articolo, un paragrafo, una bozza, un certo numero di pagine da editare, un totale di caratteri da scrivere. Scegli i tuoi obiettivi, a breve, medio e lungo termine, pensando al lavoro finale e al tuo ritmo creativo.

Il mio consiglio è quello di stabilire degli obiettivi quotidiani, scrivere è un lavoro a tutti gli effetti e il lavoro è un’attività che si pratica ogni giorno. Aggiungo anche che è importante prendersi delle gratifiche quando si è raggiunto un traguardo.

Scegli tu quelle che ti danno maggiore soddisfazione, io ne ho di diverse che variano anche a seconda dei traguardi raggiunti. Potrebbe essere un bel caffè seduta al bar sotto un raggio di sole, due ore di libertà per leggere un libro che adoro o andare a una mostra, la mia cena preferita (pizza ovviamente), un trattamento spa, quel film al cinema che voglio vedere da tempo, l’incontro con quell’amico o amica che rimando da troppo, o anche un bel viaggio se il traguardo che ho raggiunto è bello grande e ha richiesto tanto impegno e sacrificio.

 

Non affliggere la tua mente
Voglio concludere i miei consigli su come massimizzare il tempo dedicato alla scrittura ricordandoti di non affliggere la tua mente. Scrivere non è solo passione che trabocca dalla penna, è anche trovarsi paralizzato davanti a un foglio bianco, sforzarsi, odiare quel racconto che abbiamo iniziato perché non sappiamo più come finirlo, rileggere quello che abbiamo scritto e non amarlo affatto ma bensì trovarlo mediocre, e potrei continuare a lungo.

In questi casi affliggere la tua mente con frasi che ti ricordano quanto sei incapace, che ti dicono che non ce la farai mai, che ti paragonano ad altri e ti sminuiscono, non solo non ti aiuteranno a ottimizzare il tempo ma te lo faranno perdere e intaccheranno anche quella buona dose di narcisismo che ogni scrittore dovrebbe pur avere, inquinando tutto il tuo processo creativo.

Quando ti trovi in difficoltà fai un bel respiro, pensa a quanto ti sei dato da fare, apri un libro (perché se ami scrivere sono certa che ami anche leggere), esci da casa, parla con uno sconosciuto in un bar, lasciati incoraggiare da storie di chi si è trovato in difficoltà e ce l’ha fatta e ovviamente ordina una pizza.

Cosa fai per massimizzare il tempo dedicato alla scrittura? C’è qualche trucco che ti va di condividere con noi?

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Sì, puoi essere un artista e vivere di questo

Sì, puoi essere un artista e vivere di questo

Al giorno d’oggi è considerato artista colui che opera nel campo delle arti, come ad esempio i pittori, gli attori e ovviamente anche gli scrittori. Personalmente sono profondamente convinta che l’arte e più in generale la creatività siano caratteristiche condivise da tutte le persone e non solo da pochi eletti.

È un artista chi riesce a suscitare entusiasmo nei proprio alunni, chi pulisce un locale a regola d’arte (e il gioco di parole non è casuale), chi assembla una macchina con precisione, etc. Tutti possono essere artisti nella vita e nella loro professione. C’è chi usa queste qualità solo in alcune occasioni, chi le mette a tacere, chi le coltiva ogni giorno, chi le impiega in ogni contesto. E poi c’è chi grazie a esse riesce a pagarsi le bollette e a guadagnarsi da vivere.

Sta a noi decidere l’uso che ne vogliamo fare e perché.

Quando ho mosso i primi passi verso quello che è poi diventato il mio lavoro e ne parlavo con amici, parenti e conoscenti, ricordo che una delle domande che mi veniva rivolta più spesso era: “E ti pagano?”. Sono abbastanza certa che se il mio lavoro non avesse avuto a che fare con la mia creatività difficilmente mi avrebbero rivolto questa domanda.

Puoi essere un artista e vivere di questo? Sì, ma devi cominciare a eliminare uno a uno molti dei luoghi comuni che affollano la tua mente.

Essere artisti e vivere di questo: basta con il mito della sofferenza

Il concetto associato alla parola artista è cambiato davvero tanto nel tempo. La radice latina, così come il corrispondente termine greco, sottolineano l’azione, la tecnica e l’esperienza che danno vita a un’opera. Successivamente, grazie probabilmente anche al fatto che spesso le arti si sono fatte promotrici delle rivoluzioni, dei cambiamenti e dei dissensi culturali, si è associata all’artista l’immagine dell’individuo sofferente e incompreso, chiuso nella sua “prigione” creativa e incapace di inserirsi armoniosamente nella società.

Diciamoci la verità, tutti siamo affascinati dall’immagine dell’artista bohemienne che è povero in canna, vive in squallide stanzette, ha storie d’amore travagliate, cade spesso vittima dei suoi vizi e poi si risolleva grazie alla sua musa. Proprio come Horacio Oliveira, il famoso protagonista del romanzo di Julio Cortázar. Tutto molto romantico, tutto molto poetico, ma applicabile alla vita di tutti i giorni? Decisamente no, se vogliamo fare della nostra arte il nostro lavoro.

Il successo dall’oggi al domani: un altro mito da sfatare

Nell’epoca dei talent show e dell’endorfina da social network, tra comodità tecnologiche e distrazioni costanti, è difficile staccarsi da un’altra convinzione diffusa: il successo (e quindi il pane quotidiano) arriva dall’oggi al domani, si tratta solo di un colpo di fortuna. Niente di più falso.

Nessun risultato si ottiene senza la fatica e l’impegno, giorno dopo giorno, senza mai arrendersi. Bisogna essere bravi in ciò che si fa, continuare a migliorarsi, pianificare le proprie attività, provare a guardare lontano, decidere il proprio orizzonte.

Puoi essere un artista e vivere di questo, certamente, ma non è una cosa che succederà domani se ci stai pensando oggi. È proprio oggi però che devi cominciare, altrimenti quel domani potrebbe non arrivare mai.

Un ultimo consiglio prima di salutarci: scegli almeno tre personaggi reali che ti ispirano con la loro arte e prova a leggerne biografie e interviste, potresti stupirti di quanto tempo, quanta fatica e quanta dedizione hanno dovuto impiegare prima di “essere famosi” e vivere di questo.

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Cosa viene prima, i personaggi o la trama?

Cosa viene prima, i personaggi o la trama?

Qui rispondiamo a un’annosa questione: cosa bisognerebbe delineare prima: i personaggi o la trama? Tutta la scrittura è soggettiva e non esiste un metodo “migliore”. Il processo creativo è diverso tra uno scrittore e un altro, quindi spetta solo a te decidere che cosa privilegiare.

Per poter fare una scelta consapevole, entriamo nel dettaglio e capiamo cosa come funziona una storia che privilegia l’importanza del personaggio e una che mette al centro di tutto la trama.

Prima il personaggio

Una storia basata sul personaggio esplora lo sviluppo interno dei personaggi principali, i quali si evolvono durante la narrazione.
Un buon esempio è Harry Potter: Hermione, Voldemort, Ron, Sirius Black, Malfoy, Severus: la gente adora tutti i personaggi di questo romanzo perché possono impersonarsi in loro e vogliono sapere come cambieranno nel corso della storia.

È la storia, e non il contrario, che fa da supporto ai personaggi: tutti gli avvenimenti che accadono servono mettere in luce nuove parti della loro personalità, il loro passato e le loro debolezze.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un simile approccio narrativo?

Pro: le motivazioni e le personalità dei personaggi alimentano la trama
Mentre descrivi le motivazioni di un personaggio, scoprirai quali situazioni potrebbero causargli un maggiore conflitto. Imparerai anche come reagisce alle situazioni e come interagisce con gli altri. Tutto questo può aiutarti a trasformare un’idea generale di trama in una complessa rete di conflitti pungenti e di dialoghi realistici.

Se dovessi rimanere bloccato nello sviluppo della trama, puoi usare le mappe dei personaggi per capire come la trama potrebbe evolversi.

Contro: alcuni aspetti del personaggio possono essere difficili da individuare
Non è così facile impostare su due piedi la personalità di un personaggio se non hai un’idea semi-sviluppata della traiettoria che prenderà la trama. A volte avrai bisogno di scrivere parte della storia per tornare indietro alla scheda del tuo personaggio e aggiungere o togliere alcuni dettagli.

Prima la trama

Una storia che mette al centro di tutto la trama mostra una sequenza di eventi esterni al protagonista e che lui deve superare.
Un buon esempio sono i racconti di Sherlock Holmes o la serie del Dottor House. In entrambi i casi la personalità del protagonista è estremamente delineata, anche se non ha una grande evoluzione durante l’arco di narrazione. Inoltre, se il protagonista risulta molto veritiero, di solito gli altri personaggi non hanno una personalità o una propria storia altrettanto sviluppata.
Ogni racconto o puntata mostra un evento che mette in difficoltà il protagonista, il quale è chiamato a risolverlo, di solito con metodi o intuizioni geniali.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo approccio narrativo?

Pro: permette di selezionare i personaggi perfetti per il lavoro
Conoscere l’ambientazione e gli eventi della trama ti dà un’idea migliore di quali tipi di persone abitano quel mondo, come si comportano e le loro esperienze quotidiane. Mentre sviluppi la trama, puoi capire esattamente quale tipo di personaggio si adatta meglio alla storia. Se la tua trama richiede qualcuno altamente qualificato in combattimento o una persona scaltra e che vive di espedienti, beh, hai già fatto metà del lavoro per sviluppare la scheda del tuo personaggio.

Contro: il realismo dei personaggi può soffrirne
Fai attenzione a non lasciare che le necessità di una trama complessa ti costringano a creare un personaggio non realistico, dato da un mix di caratteristiche diverse che servivano per sviluppare la trama.
D’altra parte, se non riesci ad abbinare il personaggio alla trama, i tuoi lettori potrebbero finire per chiedersi “Perché il protagonista dovrebbe fare una cosa del genere? Non è da lui.”

In conclusione

Qualunque metodo tu scelga, non lasciare che nessun aspetto (sviluppo del personaggio o trama) oscuri l’altro. Trascorri del tempo su entrambi gli elementi prima di lavorare alla prima bozza. Buon lavoro!

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Scrittori si nasce o si diventa?

Scrittori si nasce o si diventa?

Sembra una di quelle domande rompicapo, come quando qualcuno vuole uscire da una conversazione senza prendere posizione ed esclama: “È nato prima l’uovo o la gallina?!”.

In questo caso però non esiste un’alternativa netta, molto probabilmente la verità sta nel mezzo: scrittori si nasce e si diventa.

Scrittori si nasce?

Quando parlo del motivo per cui ho fatto della scrittura il mio lavoro c’è un aneddoto che racconto spesso. Era il periodo di Natale e io avevo 10 anni, come tutti i bambini avevo scritto la mia letterina con dentro i regali desiderati. Ebbene il regalo che volevo più di ogni altro era uno e uno solo: la macchina da scrivere. Mio padre, ops volevo dire Babbo Natale, mi accontentò e ricordo come se fosse ieri la mia Olympia Olivetti bianca.

Da allora fu un continuo pigiare sui tasti, scrivere storie, poesie, pensieri. In me c’era un impulso irrefrenabile che mi spingeva verso la narrazione, a creare mondi interi, realtà diverse, personaggi speciali. E anche se oggi uso la tastiera di un computer il sentimento è rimasto lo stesso.

Quindi credo che la risposta alla domanda: “Scrittori si nasce?”, non possa essere altra che “accidenti, sì!”. Ognuno di noi nasce con una particolare propensione, quando siamo bambini la sentiamo più forte. Se sin da piccoli leggere un libro significa viaggiare in un mondo fantastico, se sentiamo l’impulso irrefrenabile di afferrare la penna e mettere su carta ciò che ci passa per la mente, se immaginiamo delle realtà dettagliate con i loro personaggi, allora non c’è dubbio: siamo nati scrittori! Ma questo vuol dire che lo diventeremo?

Scrittori si diventa?

Nascere con una certa predisposizione alla scrittura non significa che automaticamente diventeremo scrittori affermati e di successo o che faremo della scrittura lo strumento per guadagnarci il nostro pane quotidiano. Questo perché c’è una regola universale che permea ogni attività si voglia portare a termine: applicare costanza e disciplina.

Se voglio fare lo scrittore c’è poco da fare: devo scrivere. Devo scrivere ogni giorno, per un tempo definito e dando vita a una quantità di lavoro ben specifica che ho stabilito.

È necessario esercitarsi, acquisire gli strumenti di scrittura, conoscere le diverse forme di narrazione. Sperimentarsi, mettersi alla prova, confrontarsi. Avere degli autori di riferimento che siano concretamente o anche metaforicamente i propri mentori nella disciplina.  

Do per scontato ovviamente che chi vuole fare lo scrittore vada a dormire con il dizionario di lingua italiana e che come minimo sia un accanito lettore.

Dunque per rispondere alla domanda: “Scrittori si diventa?”, non posso che ripetermi ed esclamare nuovamente “accidenti, sì!”. Perché servono tanta dedizione e allenamento e non basta una particolare inclinazione. Allo stesso modo ovviamente se non si ha dentro quella scintilla, quella passione che si accende proprio quando si tratta di scrittura, allora difficilmente si potrà diventare scrittori solo studiando il dizionario a memoria e scrivendo per ore.

Scrittori si nasce e si diventa. E tu cosa ne pensi? Raccontaci la tua nascita come scrittore e anche che cosa hai fatto per diventarlo!

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