Al referendum sul taglio dei parlamentari ha vinto il Sì, alle Regionali è pareggio

Al referendum sul taglio dei parlamentari ha vinto il Sì, alle Regionali è pareggio

(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

È iniziato alle 15, alla chiusura dei seggi, lo spoglio delle schede elettorali per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Dai primi risultati sul sito del ministero dell’Interno, la vittoria del sì è abbastanza schiacciante: la riforma ha ottenuto il 70% contro il 30% del No. Nello specifico, su oltre 39mila sezioni scrutinate (su un totale di 61.622), mentre scriviamo il Sì ha conquistato il 69,14% delle preferenze, mentre il No il 30,86. Il ministro degli Esteri in quota Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, ha già commentato il risultato dicendo che si tratta di “un risultato storico. Torniamo ad avere un parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno” e, ovviamente, rivendica il successo politico sottolineando che “senza il Movimento 5 stelle tutto questo non sarebbe mai successo”. Anche il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha sostenuto il Sì, rivendicando il ruolo del Pd nel successo al referendum e spiegando che da questo momento è necessario aprire una non meglio precisata “stagione di riforme”. Ma il 20 e 21 settembre si è votato anche per il rinnovo di sei consigli regionali: quelli di Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania e Puglia, oltre che in alcuni comuni capoluogo di provincia.

I risultati delle regionali e le comunali

In Toscana, tra le due regioni più contese alla vigilia del voto (l’altra era la Puglia) le prime proiezioni (aggiornate alle 17.20) vedono la vittoria del candidato del centrosinistra Eugenio Giani contro la candidata di Lega e Fratelli d’Italia Susanna Ceccardi: 47,2 % contro 40,8% delle preferenze.

In Puglia, è in vantaggio il governatore uscente del Pd Michele Emiliano, con il 46,8% delle preferenze secondo le proiezioni delle 17.20. Michele Fitto, candidato scelto da Forza Italia e Fratelli d’Italia, si fermerebbe al 38%.

Sicuro è invece che la Campania rimarrà al centrosinistra. Vincenzo De Luca è al 66,8% delle proiezioni mentre Michele Caldoro, rappresentante della coalizione di centrodestra, è al 19, 20%.

Vincerà sicuramente il centrodestra nelle Marche. Francesco Acquaroli è al 46,7% contro il 37,5% di Maurizio Mangialardi.

Veneto e Liguria, non tradendo le aspettative e i sondaggi pre-voto, rimangono entrambe a destra. Nel primo caso, il vantaggio del presidente leghista Luca Zaia è incolmabile (74,5% nelle proiezioni, contro il 16,6% di Arturo Lorenzoni del centrosinistra). In Liguria, Enrico Toti arriva al 53,5%, mentre il giornalista Ferruccio Sansa, per il momento, è sotto il 40%.

Viste le nuvole nere che si addensavano sull’esecutivo in caso di risultati meno favorevoli, il pareggio 3-3 è un’ottima notizia per il governo. Il segretario del Pd Zingaretti, commentando il risultato del voto, ha voluto sottolineare che un’alleanza con il Movimento 5 stelle avrebbe portato a una vittoria schiacciante, soprattutto nelle regioni in cui è distacco è più contenuto (a dire il vero, tuttavia, l’unica regione in cui i due partiti si sono presentati insieme, la Liguria, ha visto una debacle della coalizione).

Da domani inizieranno anche lo spoglio delle schede in oltre 1176 città per le elezioni comunali. Si è votato, tra le altre, a Venezia, Lecco, Mantova e Trento, e l’affluenza è stata di oltre il 50%.

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