Al GovTech Summit di Parigi l’Italia partecipa alla trasformazione digitale in Europa

Al GovTech Summit di Parigi l’Italia partecipa alla trasformazione digitale in Europa

La trasformazione digitale ha creato nuove opportunità per i cittadini europei, soprattutto guardando alla semplificazione dei rapporti con la pubblica amministrazione e l’accesso ai servizi per la vita quotidiana. Ma grandi cambiamenti generano anche nuove domande sulle opportunità e i rischi, come evidenzia un sondaggio condotto in sei nazioni europee che ha visto il coinvolgimento di 6000 cittadini tra Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Norvegia e Italia.

La quarta edizione del Digital Gov’ Barometer, realizzato da Sopra Steria (un player che offre servizi per sfruttare le tecnologie It a soggetti pubblici e privati) con Ipsos, è stata presentata a Parigi, nell’ambito del GovTech Summit, da Claire Ducos, head of development di Sopra Steria Next, con Helen Zeitoun, ceo della divisione francese di Ipsos. L’evento ha riunito il 14 novembre nella capitale francese, al Palais Brongniart, innovatori e decision maker per un confronto sulle opportunità a disposizione per cambiare i servizi pubblici grazie alla leva del digitale.

La digitalizzazione dell’economia e della società procede a velocità diverse nei vari paesi del continente: ma indietro non si torna e, come conferma il barometro, crescono invece le aspettative sui digital public services (che rientrano in quei sei parametri con cui vengono giudicate le performance digitali, e quindi quella peculiare competitività degli stati membri).

Anche il gap esistente tra pubblico e privato in questo segmento si sta restringendo col passare del tempo (ma la percezione dei partecipanti al sondaggio che vivono in Italia e in Germania è in controtendenza: qui alle nostre latitudini si è soliti pensare che la pubblica amministrazione si ancora del tutto ferma ai floppy disk).

Costante, stando al rapporto, rimane invece il tema della usability: è migliorata rispetto al passato, ma si potrebbe fare meglio – ed è sicuramente un messaggio che viene rivolto a chi progetta i servizi. In Italia – paese che pure figura nelle posizioni basse del Digital Economy and Society Index (Desi) della Ue – il 90 per cento degli intervistati delegherebbe al digitale tutte le procedure amministrative, senza particolare differenze di ambito: sanità quindi, ma anche formazione, pagamenti.  Non è un’attitudine  comune a tutti i paesi, in alcuni casi c’è più prudenza quando di mezzo c’è l’healthcare.

In ballo c’è il governo dei dati, e quindi anche la privacy: per coloro che rispondono è fisiologico che i dati vadano gestiti dagli attori pubblici, ma l’idea che una sola piattaforma possa diventare l’hub per essere identificati online e accedere alle prestazioni, in generale, non convince.

Sono inclinazioni che non possono essere sottovalutate dai decisori, da chi lavora, nel proprio contesto di riferimento, alla costruzione di un paese più digitale. Un tema che esiste a livello continentale (e non a caso, uno dei panel del Gov Tech Summit è stato dedicato alla crescita del govtech come opportunità l’Europa, con un’adeguata azione di stimolo anche da parte della Ue).

Per continuare nel processo di svolta, sono necessarie diverse azioni: “aiutare i cittadini, metaforicamente, ad attraversare la strada digitale”, come sottolineato da Daniela Battisti, responsabile delle relazioni internazionali al ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, che ha partecipato al forum francese. Servizi digitali più inclusivi e semplici, dunque ma, al contempo – come evidenziato da Stefania Pompili, amministratore delegato di Sopra Steria Italia – “l’approccio non può essere unilaterale, imprese e istituzioni devono lavorare insieme per il progresso del paese. La parola d’ordine è competenza e le aziende possono fare molto per supportare il pubblico con strumenti e progetti ad hoc”.

Al summit parigino, oltre a un fisiologico bilancio sul panorama della trasformazione digitale applicata alle istituzioni pubbliche, si è discusso anche di futuro della mobilità e dei pagamenti, delle innovazioni di area fintech, di digitalizzazione di sicurezza e difesa, e – last but not least, come si dice – di welfare e democrazia.

 

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