Abbiamo visto per voi 1986: The Act, il nuovo film NoVax di Andrew Wakefield

Abbiamo visto per voi 1986: The Act, il nuovo film NoVax di Andrew Wakefield

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(un fotogramma del trailer del film ‘1986:The Act’)

“Quando Big Pharma ha comprato il mondo”. È questo il sottotitolo, che sottintende una velatissima critica al mondo delle farmaceutiche, scelto per l’ultima opera cinematografica firmata da una delle grandi icone del movimento NoVax, Andrew Wakefield, autore di una frode proprio sul legame tra autismo e vaccini che è stato radiato per questo dall’albo dei medici inglesi. Disponibile da poche ore per la visione in streaming – al modico prezzo di 13 dollari ad accesso – il documentario prodotto dalla 7th chakra films raccoglie 124 (estenuanti) minuti di fitte argomentazioni sulla presunta insicurezza vaccinale.

Con un esplicito riferimento grafico alla distopia orwelliana del romanzo 1984, l’anno che dà il titolo al film è quello in cui il presidente statunitense Ronald Regan firmò il National Childhood Vaccine Injury Act (Ncvia), come parte di una più ampia riforma sanitaria. Scopo dichiarato di quel provvedimento era togliere alle case farmaceutiche produttrici di vaccini la responsabilità finanziaria per eventuali richieste di risarcimento economico per presunti danni da vaccino.

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Un provvedimento che viene rispolverato, a distanza di 34 anni, come prova documentale per sostenere la pericolosità delle iniezioni vaccinali e pretendere dunque la libertà delle vaccinazioni. Il che, come sempre, significa implicitamente libertà di dire di no. Non è un caso che in Italia il film sia stato distribuito in anteprima dall’associazione Corvelva, il Coordinamento regionale veneto per la libertà delle vaccinazioni, che ha accompagnato la presentazione del film sottolineando la medesima tesi, di netta opposizione rispetto all’obbligatorietà delle vaccinazioni. “La libertà di scelta in campo terapeutico dovrebbe essere uno dei pilastri base di una società evoluta”, si legge sul sito, “e si è realmente liberi solo se si ha la possibilità anche di dire no a qualsiasi trattamento sanitario”.

La trama superficiale del film (e qualche spoiler)

Prima ancora di entrare nel merito delle argomentazioni contro i vaccini, un breve commento sulla trama. È semplice: non c’è. In pratica i due protagonisti-narratori sono una coppia sposata statunitense sui quarant’anni, in cui la donna ha appena scoperto di essere incinta. I due iniziano quindi a interrogarsi sulla sicurezza vaccinale, con lui che all’inizio è certo di voler vaccinare la propria futura prole e lei che nutre qualche dubbio.

A questo punto, le due ore successive (che nel tempo della storia corrispondono ai nove mesi della gravidanza) consistono in una serie di brevi dialoghi di famiglia, tutti ambientati nella stessa casa, intervallati da un’infinita serie di interviste, spezzoni di programmi televisivi, dichiarazioni di politici, testimonianze, animazioni, letture di testi e altri video più o meno recenti. Il tutto arricchito con gli sguardi sospettosi e angosciati di lei (un esempio è la foto in cima a questo articolo), che si contrappongono a quelli del marito, dapprima sereno e poi – tra un bicchiere di vino rosso e l’altro – sempre più basito, preoccupato, schifato e corrucciato.

(un fotogramma del trailer del film '1986:The Act')
(un fotogramma del trailer del film ‘1986:The Act’)

Dal punto di vista della sceneggiatura, buona parte del docufilm consiste in inquadrature monotone della coppia che parla mentre cucina, mentre mangia o mentre chiacchiera a letto prima di addormentarsi. A cui fa da complemento una innumerevole quantità di scene in cui lei, da sola oppure insieme al marito, guarda video antivaccinisti al computer, fa telefonate in vivavoce a non meglio precisati testimoni e mostra (non si sa come) fotocopie di documenti spacciati per “file segreti”. Procedendo nella storia si scopre che la donna, all’inizio apparente neofita del mondo delle mamme informate, possiede in realtà una discreta biblioteca piena zeppa di qualunque pubblicazione NoVax sia mai andata in stampa, oltre a vari carteggi governativi degli ultimi settant’anni.

C’è anche un trionfo di ricerche online, che fanno dal fil rouge a una sorta di investigazione familiare, non troppo verosimile dato che questa coppia apparentemente non specializzata né in ambito scientifico né in affari amministrativi pare riuscire a svelare – tra la cucina e il divano – verità rimaste celate per decenni. E quando il marito tenta di protestare facendo qualcosa di diverso dal passare tutto il giorno a vedere video complottisti (vorrebbe guardare un po’ di tv), la moglie lo ferma brutalmente, arrivando in una scena poco dopo a brandire nell’aria un coltellaccio da cucina.

(un fotogramma del trailer del film ‘1986:The Act’)

Molti altri commenti potrebbero essere fatti sullo storytelling, ma in pratica la sensazione principale trasmessa dal film è la noia. Che deriva non solo dalla lunghezza sproporzionata rispetto alla complessità (nulla) della trama, ma anche dal sovraffollamento di informazioni, date, nomi di persona, argomentazioni, documenti da leggere a colpo d’occhio e testimonianze: il film al momento non è doppiato in italiano, e (per chi non riesce a seguirlo in inglese) la lettura dei sottotitoli rende l’esperienza ancora più surreale. Quale sarà il finale? La coppia deciderà di vaccinare il pargolo in arrivo, oppure si lascerà sopraffare dalla auto-imposta paura e scenderà in piazza a protestare contro l’obbligo vaccinale? Il marito rimarrà della sua idea iniziale, oppure completerà la propria catarsi in chiave NoVax?

La sottotrama e i sotterfugi

Naturalmente la coppia in dolce attesa è solo un espediente narrativo per (tentare di) dare una struttura al docufilm. In realtà il vero contenuto è più semplicemente l’aggregato di testimonianze e spezzoni a cui abbiamo già accennato. Contenuti che sono in larghissima maggioranza vecchi, in tutti i sensi: sono quasi tutte immagini già viste, eccezion fatta per due o tre interviste registrate di recente e presentate con un montaggio a pezzettini, e soprattutto sono per una buona metà immagini di repertorio, datate dagli anni Cinquanta in poi.

Il provvedimento Ncvia, per esempio, arriva solo verso la metà della pellicola, e tutto ciò che precede è storia statunitense degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Solo verso il finale ci si approssima al presente, quando il protagonista de facto del film smette di essere il vaccino antidifterite-tetano-pertosse (Dtp) e diventa la correlazione tra vaccini e autismo, immancabile marchio di fabbrica della Wakefield Production.

Il tutto arricchito con documenti da cui vengono estrapolate frasi e parole chiave strategiche, scene di bambini che hanno le convulsioni, testimonianze con la voce rotta dal pianto e alcune chicche complottiste: George W Bush e le Torri Gemelle, Hillary Clinton che se la ride con i dirigenti di Big Pharma, l’allusione alla pandemia di Covid-19 come l’ennesimo caso di epidemia scatenata volontariamente, la citazione della manina che cambia le leggi nottetempo e poi Bill Gates con le sue frasi sui vaccini. Degna di nota l’unica scena girata fuori casa: la coppia va al cinema a vedere… Vaxxed, l’altro docufilm targato Wakefield.

La scienza è non pervenuta

Anche se il focus del film è la sicurezza vaccinale, di fatto la componente scientifica è pressoché assente. Tutto, infatti, ruota intorno a decisioni politiche, a casi giudiziari noti e stranoti, a carteggi più o meno segreti, a testimonianze e presunte conversazioni. Nulla di veramente nuovo o inedito, se non nello sforzo di ricostruire un pattern tra eventi che appartengono a decenni differenti e riguardano persone, politici e aziende diverse. Il tutto naturalmente mescolato con molte allusioni e pochi approfondimenti, tanto che durante la visione viene spontaneo scartare tutti i dettagli e tenere solo il succo del discorso, ossia una martellante sequenza di argomentazioni contro Big Pharma e i vaccini.

Peraltro, come prevedibile, il docufilm è a senso unico: non c’è alcun contraddittorio, alcuna antitesi discussa, i testimoni sono accuratamente scelti tra i più noti attivisti antivaccini e tutte le singole argomentazioni puntano nella medesima direzione. Si tratta, insomma, assolutamente di un film a tesi prestabilita.

(un fotogramma del trailer del film ‘1986:The Act’)

Le uniche pseudo-argomentazioni scientifiche apportate sono quelle note e stranote. L’aumento nel numero di casi diagnosticati di autismo negli ultimi decenni, la sottostima del numero di vere reazioni avverse, la fantomatica spiegazione biologica del rapporto di causa-effetto tra iniezioni vaccinali e autismo. Senza peraltro mostrare studi scientifici o paper, ma solo grafici da scuola elementare, carteggi giudiziari, elucubrazioni sui difetti del sistema di segnalazione delle reazioni avverse e testimonianze orali di presunti danni da vaccino.

L’irrilevanza e gli estremi del film

Al netto di tutte le considerazioni fatte fin qui, ci sono un paio di caratteristiche del film che ne minano le fondamenta. La prima è che una grandissima parte della storia è, appunto, storia. Per quanto i fatti del Novecento possano essere un’allusione a quello che potrebbe continuare a succedere, la scarsissima presenza di riferimenti al nostro secolo fa apparire tutta la narrazione come una ricostruzione del passato più che qualcosa di rilevante per il presente. Per esempio, si mette in dubbio la correttezza di studi condotti sul vaccino Dtp mezzo secolo fa, senza però citare la miriade di altri studi più recenti sullo stesso argomento. E tutto ciò che si avvicina al presente riguarda vicende giudiziarie, in cui come noto la verità che esce dal tribunale non necessariamente ha a che fare con ciò che la comunità scientifica ha assodato. La scienza, come noto, non si fa con il martelletto di un giudice.

L’altro punto critico fondamentale è la territorialità. Ammesso e non concesso che la ricostruzione di Wakefield abbia qualche appiglio di verità, si tratta di una vicenda tutta statunitense, in cui la politica, le agenzie regolatorie e gli intrecci giudiziari riguardano esclusivamente il Nord America. Cosa ha a che fare tutto questo con l’Europa e l’Italia? Dovremmo ammettere che, se qualcosa di scorretto fosse stato fatto Oltreoceano, lo stesso dovrebbe essere accaduto anche nel Vecchio Continente? Peraltro il film sottolinea come ci siano differenze importanti tra Paese e Paese, dunque non è chiaro che cosa il pubblico italiano dovrebbe dedurre dalla visione di 1986: The Act.

Barbara Loe Fisher è presente nel film sia con immagini di repertorio sia con interviste recenti (un fotogramma del trailer del film ‘1986:The Act’)

Le uniche parti salienti del film, per chi volesse vederlo in poco tempo, sono i primi e gli ultimi 3 minuti. I primi perché mostrano l’andazzo del resto del documentario, che non riserva grandi sorprese strutturali, gli ultimi perché viene mostrato l’unico studio scientifico recente a tema vaccini di tutto il film. Si tratta di un paper nuovissimo pubblicato il 27 maggio e che metterebbe a confronto una popolazione di bambini vaccinati nel primo anno di vita con una di bambini vaccinati più tardi, mostrando che questi ultimi sono “più sani”. Tuttavia, la pubblicazione è uscita su Sage Open, una rivista open access con peer review ma con impact factor nettamente inferiore a 1 (l’ultima rilevazione è 0,68), e soprattutto è a opera del bioingegnere Brian Hooker e dello psicologo e sedicente giornalista scientifico Neil Miller, rispettivamente celebre volto del mondo NoVax (il cui articolo più citato è stato ritrattato) e autore di libri bestseller sui danni da vaccino.

Un adeguato completamento per il resto del cast del film, che raduna avvocati che assistono famiglie “con figli danneggiati da vaccino”, genitori di bambini autistici, leader di movimenti NoVax di piazza, vittime di danni da vaccino”, fondatori di associazioni note per propagare disinformazione sui vaccini e molte più persone del mondo della giurisprudenza rispetto a quello della scienza.

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