A che punto siamo con l’impeachment a Trump?

A che punto siamo con l’impeachment a Trump?

(foto Getty Images/Bonnie Jo Mount)

È iniziata ieri la fase pubblica della procedura di impeachment che mette sotto accusa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante la prima giornata di audizioni alla Camera dei rappresentanti, trasmessa anche in diretta tv, sono stati ascoltati alcuni testimoni chiave come William Taylor, ambasciatore Usa a Kiev, e George Kent, sottosegretario al dipartimento di stato con delega all’Europa. La principale accusa mossa a Trump è quella di abuso di potere per aver fatto pressioni sull’Ucraina affinché indagasse sui suoi rivali politici in vista delle prossime elezioni Usa 2020.

Cosa hanno detto Taylor e Kent

Il più importante diplomatico statunitense in Ucraina ha raccontato la telefonata fra Trump e Gordon D. Sondland, l’ambasciatore statunitense nell’Unione Europea. Il tycoon, secondo la sua testimonianza, avrebbe chiesto informazioni sulle intenzioni degli ucraini rispetto alla sua richiesta di indagare sull’ex vicepresidente Joe Biden. “A Donald Trump interessavano più le indagini sui Biden che le difficoltà dell’Ucraina, alle prese con l’invasione dei russi nel Donbassha dichiarato Taylor. Dall’audizione emerge che Taylor non ha direttamente sentito la telefonata – avvenuta, fra l’altro, quasi in concomitanza fra quella che ha dato via all’indagine, cioè la conversazione fra Trump e il presidente ucraino Zelensky. A raccontargli il contenuto è stato, in realtà, un suo collaboratore che ha sentito le parole di Trump a Sondland in un ristorante di Kiev.

Il funzionario responsabile della politica estera in Ucraina, Kent, ha invece spiegato che il rapporto fra Washington e Kiev ha risentito delle pressioni fatte a Zelensky dall’avvocato personale di Trump, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, con l’obiettivo di aprire un’indagine contro Biden. Lo stesso Kent ha parlato di un “canale diplomatico irregolare” gestito proprio dall’avvocato del presidente, e ha poi sottolineato che il tentativo di Trump di screditare Joe Biden è iniziato con la rimozione dell’ambasciatrice Marie Yovanovitch (a cui è succeduto William Taylor, ndr). “Mi è chiaro che gli sforzi di Giuliani per rilanciare le indagini sfruttavano il desiderio di Zelensky di un incontro alla Casa Biancaha dichiarato nel suo statement di apertura.

Repubblicani vs democratici

La commissione intelligence della Camera, controllata dai democratici, ha respinto la mozione dei repubblicani per obbligare a testimoniare la talpa che ha dato avvio all’indagine denunciando la controversa telefonata avvenuta fra Trump e il presidente ucraino. La mozione è stata votata dopo la fine della prima udienza pubblica. Avendo di fatto la maggioranza alla Camera, i democratici hanno potuto fissare le regole, senza doversi preoccupare troppo dei repubblicani. Quest’ultimi criticano aspramente l’indagine sostenendo che le prove non sarebbero sufficienti, essendo prevalentemente testimonianze indirette. La destra ha inoltre cercato di screditare, tramite le domande, i due testimoni Taylor e Kent. “Accusano il presidente Trump di cattiva condotta in Ucraina quando loro stessi sono colpevoli“, ha dichiarato Devin Nunes, esponente repubblicano del comitato di intelligence, incolpando i dem. Intanto cresce l’attesa per la prossima testimone Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice Usa in Ucraina, che sarà ascoltata venerdì.

Le prossime tappe

Al momento siamo nella fase pubblica della procedura, che arriva dopo settimane di audizioni a porte chiuse e culminerà nella decisione di mettere o meno in stato di accusa Trump e quindi passare alla fase successiva, ovvero l’audizione in Senato. In caso di voto positivo della camera, a maggioranza semplice, la decisione sarà più complessa nell’altra parte del Congresso. Qui il voto finale dovrà incontrare una maggioranza dei due terzi, ma se positivo l’impeachment sarà definitivo, senza possibilità di appello e il presidente dovrà lasciare l’incarico.

La reazione di Trump

Non ho visto neppure un minuto dell’udienza dell’indagine impeachment-farsa, il presidente Erdogan era più importante”, ha detto Donald Trump nella conferenza stampa congiunta con il presidente turco dopo l’incontro tra i due, avvenuto nel pomeriggio del 13 novembre. Il presidente Usa ha anche annunciato di voler rendere pubblica la trascrizione della sua prima telefonata con il presidente ucraino, ovvero quella del 21 aprile 2019, giorno dell’elezione di Zelensky. Questa sarebbe avvenuta tre mesi prima la conversazione incriminata che ha dato il calcio d’inizio all’impeachment.

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