7 applicazioni per la blockchain oltre il bitcoin

7 applicazioni per la blockchain oltre il bitcoin

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Applicazioni della blockchain allo stand Ibm al Ces di Las Vegas (foto di David Becker/Getty Images)

Blockchain è una delle parole chiave del futuro. Che si parli di web 3.0 o di industria 4.0, è impossibile non ricavarne almeno una citazione. E dire che quando è nata, ormai più di 10 anni fa, era solo il corollario necessario a far funzionare l’economia dei bitcoin: il database decentralizzato dove registrare le transazioni tra gli utenti, liberandosi di qualsiasi banca o autorità centrale.

Poi, per uno strano scherzo del destino, proprio quando i bitcoin hanno iniziato a perdere quota, la blockchain si è imposta come il mai-più-senza della tecnologia. A cosa serve questa tecnologia, che da qualche mese viene usata anche dagli smartphone? Oggi sono almeno sette gli utilizzi che potrebbero cambiare un po’ la vita quotidiana.

1. A garantire la tracciabilità dei cibi
Da Walmart a Carrefour, sono molte le catene della grande distribuzione che hanno scelto di puntare sulla blockchain per garantire una rapida tracciabilità degli alimenti. Sapere da dove arriva il cibo e quali percorsi fa prima di finire sugli scaffali, è utile tanto ai commercianti quanto ai clienti.

E anche se è solo da qualche mese che i “supermercati” hanno iniziato a usarla, è almeno dal 2015 che se ne parla. Quell’anno è apparsa in Italia Foodchain, una delle prime applicazioni distribuite che usa la tecnologia blockchain per garantire trasparenza all’interno di una filiera agroalimentare.

In pratica tracciamo e ritracciamo ogni singolo passaggio di un prodotto alimentare dal campo alla tavola”, spiega l’amministratore delegato, Marco Vitale: “Abbiamo iniziato nel lontano 2011 a sperimentare e nel 2015 abbiamo presentato il primo prototipo a Expo. Oggi Foodchain viene utilizzata in progetti che vanno dalla tracciabilità del caffè a quella degli ingredienti della ricetta certificata di un ristorante”.

2. A seguire le merci per il mondo
 Un altro dei progetti più promettenti sull’uso della blockchain coinvolge Ibm, che sulla blockchain ha investito diversi miliardi, e la Maersk, la più grande compagnia di spedizione di container del mondo. In questo caso l’uso della tecnologia serve a tracciare i container, che girano per i mari.

Ce ne sono oltre 20 milioni che viaggiano per il mondo. Più dell’80% delle merci ci arriva via mare. Monitorare tutti i cassoni che viaggiano sulle navi è di fondamentale importanza”, dichiara Fabio Malosio di Ibm. Ma perché proprio la blockchain e non le tecnologie già in uso oggi? “La blockchain permette di creare ecosistemi, aggregando attori diversi. E solo questo può produrre una reale trasformazione del mercato”, la risposta.

Anche Nicola Attico, autore di Blockhain, Guida all’ecosistema (Guerini Next) condivide il progetto. E racconta: “In effetti la blockchain non è più veloce di un database tradizionale, tutt’altro: è in generale drammaticamente più lenta. Quello che la blockchain però permette di fare è di creare dati condivisi da molteplici aziende (e individui), laddove prima della blockchain non esisteva una vista comune dei dati di aziende diverse. Ogni azienda ha i propri sistemi informativi, rendendo molto complicata l’interazione tra soggetti diversi. La blockchain permette di avere un processo in cui molteplici organizzazioni interagiscono tra loro”.

3. A perfezionare il sistema delle certificazioni
Sulla blockchain vengono memorizzati dei dati in una maniera che la rende non falsificabile”, sintetizza Francesco Piras, esperto di blockchain e co-fondatore di Brightnode. Per questo, dice, “la stiamo utilizzando per esempio per le certificazioni: è possibile memorizzare nella blockchain l’impronta digitale di un certificato o un documento, e questo per esempio potrebbe rendere le certificazioni dei titoli di studio non alterabili”.

4. Nel gaming
 “Il gaming è spesso precursore di nuove tecnologie”, continua Attico: “Pensate per esempio all’importanza dei videogiochi nei primi anni del personal computing, quanti informatici e programmatori di oggi si sono formati sviluppando giochi in basic o semplicemente copiando i listati dalle prime riviste d’informatica?”.

Aggiunge Attico: “Le prime applicazioni della blockchain su cui l’industria del gaming si sta concentrando sono quelle degli asset di gioco, in particolare quelle che vengono chiamate “skin” ovvero le caratteristiche che rappresentano l’identità del giocatore o oggetti come armi, spade, poteri speciali. Questi oggetti possono essere rappresentati nella loro unicità e scarsità oggi come record della blockchain e la loro proprietà gestita mediante transazioni tra giocatori, anche attraverso giochi diversi, abilitando un mercato di scambio – un exchange nel senso finanziario del termine – non dissimile da quello delle opere d’arte o delle pietre preziose”.

Attico cita il caso di Liberland, un mondo virtuale decentralizzato, in cui i partecipanti possono acquisire pezzi di terra, come si faceva su Second Life, usando una criptovaluta, per poi costruire su questi terreni e incrementarne l’utilità e il valore.

5. Per la contabilità
Quando si parla di blockchain si pensa subito alle criptovalute, invece è rivoluzionaria dal punto di vista tecnologico”, illustra Gianluca Massini, fondatore di Xriba. E racconta: “La blockchain è un nuovo modo di archiviare le informazioni e tenerle trasparenti, ma criptate e accessibili solo a chi ha le chiavi private, e allo stesso tempo renderle immutate per sempre. Ecco perché è perfetta anche per la gestione della contabilità”.

6. Nel settore legale
E c’è chi guarda alla blockchain, come a un’innovazione in grado di alleggerire il lavoro dei notai. Anche se per ora, gli atti pubblici restano intoccabili e difficilmente condivisibili, una tecnologia decentralizzata aperta a diversi soggetti potrebbe fornire utilità “accessorie” agli atti notarili.

Nel caso di una compravendita immobiliare, per esempio, la blockchain potrebbe venire utile per gestire imposte sulla casa, bollette, tasse sui rifiuti, spese dell’immobile. “Quella che prende il nome di Notarchain dunque non prevede la sostituzione dei notai, ma ci può fornire la proof of existence di un preciso dato in un determinato periodo e in quel determinato formato”, commenta Licia Garotti, responsabile del dipartimento di proprietà industriale e intellettuale e di diritto delle tecnologie Ip e dello Studio legale Gattai, Minoli, Agostinelli e partner.

7. A proteggere la nostra identità online
La blockchain – conclude Nicola Attico – permette anche di abilitare un ecosistema di certificatori e tracciare in modo decentralizzato e non manipolabile questo tipo di informazioni, senza richiedere l’intervento di terze parti come lo stato o le grandi piattaforme internet (vedi Google e Facebook) in grado di fornire il servizio ma anche di esercitare potere discrezionale sui dati e sulle regole del sistema. Avere un’identità sulla blockchain ci permetterebbe anche di esercitare il nostro potere di voto su questo tipo di piattaforme”.

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