5 motivi per volere una serie tv di Austin Powers

5 motivi per volere una serie tv di Austin Powers

Il  2 maggio 1997 usciva nelle sale uno dei film più spassosi e al tempo stesso controversi di quegli anni: Austin Powers – Il controspione. Il comico Mike Myers, fresco dei successi di Wayne’s World e Saturday Night Live, vi interpretava un’improbabile spia degli anni Sessanta ibernata e poi scongelata dopo trent’anni: un po’ James Bond, un po’ Beatles, Powers era un agente segreto goffo e sopra le righe, coi denti storti e il petto villoso (tributo a Sean Connery) a cui, paradossalmente, le donne non sapevano resistere.

Il suo arcinemico, il dottor Male (interpretato sempre da Myers), era il riassunto e al contempo la parodia dei villain dei film d’azione di quei decenni e la loro interazione dava vita a scene assurde, a volte grottesche, quasi sempre imbevute di rimandi sessuali e di ammiccamenti vari. Appena uscito nelle sale il primo Austin Powers non convinse molti, ma il successo in dvd e il conseguente seguito cult permisero la realizzazione di due sequel, La spia che ci provava del 1999 e Goldmember del 2002.

In totale la saga ha guadagnato al botteghino una cifra vicina al mezzo miliardo di dollari. Nei vari film si susseguirono star come Robert Wagner, Michael Caine, Elizabeth Hurley, Beyoncé e perfino la compianta Carrie Fisher. Nonostante il grande hype e le numerose promesse di Myers non è mai stato realizzato il tanto atteso quarto film (ma mai dire mai). Ma allora perché non considerare l’idea di una serie tv, oggi formato tanto di moda? Vediamo alcuni motivi per cui potrebbe funzionare.

1. Il cast economico
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Nonostante le numerose celebrità che hanno partecipato ai film precedenti, si può puntare tutto al risparmio e cioè proprio su Mike Myers. Re del travestimento (ha appena lanciato il nuovo personaggio sulla tv americana, il conduttore Tom Maitland), in Austin Powers interpretava sia la spia del titolo che la sua nemesi.

Ma non è tutto. Myers prestò le sue capacità attoriali anche ad altri due protagonisti: l’irascibile Ciccio Bastardo, infiltrato nel Ministero della Difesa e con una passione gastronomica per i bambini; e Goldmember, l’improbabile villain belga dell’ultimo film.

2. I meme virali
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Da “oh contegno” al “mai-più-moscio“, da “yeah bambola” a “scopadelico“: nel corso di tre film Austin Powers ha reso comuni espressioni davvero assurde e di certo nel corso degli episodi di un’ipotetica serie tv queste frasi popolari si moltiplicherebbero.

D’altronde sono tantissimi gli elementi che si prestano al successo virale sui social: dal piccolo Mini-Me, il clone nano del dottor Male, alle scene epiche in cui lo stesso dialogo è spezzettato fra più protagonisti.

3. I riferimenti all’attualità
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Tutta la saga di Austin Powers è principalmente una parodia dei classici film di James Bond, in cui ancora si risente della vecchia opposizione fra bene e male incarnata nella Guerra Fredda. E quindi ci sono riferimenti ai sovietici, al disgelo, alle testate nucleari e perfino a qualche retaggio tedesco-nazista (come nel caso dell’assistente Frau Farbissina, interpretata da Mindy Sterling).

Ma oggi l’intento satirico di una probabile serie si potrebbe concentrare su numerosi temi dell’attualità mondiale, tanto preoccupanti quanto assurdi se visti da un’altra prospettiva: dalla spietata megalomania del nordcoreano Kim Jong Un alle intemperanze del presidente Trump fino alle varie derive terroristiche. Almeno ci tireremmo un po’ su di morale.

4. La trattazione spregiudicata del sesso
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Accusato a tratti di sessismo, Austin Powers non ha mai nascosto i suoi riferimenti agli anni Sessanta, epoca di liberazione sessuale e di sperimentazione ardita. Non stupisce quindi che il protagonista sia sempre in cerca di un rapporto sessuale o che molte scene siano volutamente provocatorie.

Come quella del primo film in cui Powers gira nudo per la stanza d’hotel ma le sue grazie vengono costantemente coperte da oggetti di scena o il momento in cui Elizabeth Hurley addenta un’ambigua salsiccia. Per non parlare della scena nella tenda del secondo film, sulla cui descrizione è meglio soprassedere. Ma se quella era la fine degli anni Novanta, pensate a cosa potrebbe andare in onda oggi.

5. Le risate assicurate
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Fin dalla sua uscita nel 1997, Austin Powers è stato oggetto di numerose controversie: dalle accuse di sfacciata volgarità ad alcuni incidenti diplomatici (come la battuta su un progettato ricatto ai danni della famiglia reale inglese, levata a causa della morte di Lady Diana poche settimane prima dell’uscita). Eppure ancora oggi i fan rimpiangono quelle atmosfere disimpegnate, l’umorismo citazionistico e le risate incontrollabili.

Austin Powers non vincerà di certo nessun Oscar (anche se nel 1999 era stato nominato per il miglior trucco) e nemmeno la serie tv che noi speriamo ne venga tratta: però in questo caso va bene così, un intrattenimento leggero che fonda le sue radici su tributi a film ben presenti nel nostro immaginario e su pulsioni tanto comuni quanto liberatorie.

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