5 motivi per cui non abbiamo bisogno di un reboot di Baywatch

5 motivi per cui non abbiamo bisogno di un reboot di Baywatch

In epoca di nostalgia spinta manca quasi solo un titolo all’appello dei numerosi revival e reboot che caratterizzano le produzioni seriali degli ultimi anni: Baywatch. Mai dire mai, però: perché i piani per riportare in tv l’iconico telefilm anni ’90, con protagonisti i bagnini delle spiagge losangeline, potrebbe essere più concreto di quanto s’immagini. In questi giorni David Chokachi, uno dei tanti prestanti attori che si sono alternati nel cast della serie (era Cody Madison dal 1995 al 1998), ha dichiarato al podcast The Production Meeting che l’idea è nell’aria: “Proprio prima del Covid, c’erano delle trattative per fare un reboot della serie. Volevano riprendere tre personaggi principali dell’originale e ho scoperto di essere proprio tra quelli”. Che cosa ne sarà dell’ipotesi, non si può ancora dire, eppure la domanda più pressante è un’altra: ne sentiamo davvero il bisogno?

1. Un cult è un cult

La mitica serie sui bagnini di Los Angeles è andata in onda dal 1989 al 1999 per nove stagioni, prima di trasferirsi per altre due alle Hawaii (vedi punto 4). Si è imposta in quel decennio grazie alle atmosfere sognanti e vacanziere, ma soprattutto grazie a un cast che, costruito attorno al carismatico protagonista Mitch Buchannon interpretato da David Hasselhoff, sfoggiava corpi statuari esposti al sole. A ciò si aggiungevano gli innumerevoli annegamenti sventati, ma anche esplosioni, moto d’acqua impazzite, serial killer, attacchi di squali e chi più ne ha più metta. Difficile pensare al successo di una serie del genere, che fondeva romance, mistero e crime in un unico grande calderone molto ironico e molto sfrontato, per non dire assurdo, senza pensare alle peculiarità della tv dei ’90. Oggi calibrare questi stessi ingredienti con la medesima sapienza risulterebbe complesso, così come snaturarne gli elementi principali potrebbe essere problematico, soprattutto se si vuole parlare a quel pubblico nostalgico di appassionati che aveva tanto apprezzato Baywatch in origine.

2. Il problema dei corpi

Di Baywatch si ricordano pochi snodi di trama, a dire il vero. Quello che si ricorda sono, soprattutto, gli attori protagonisti e le innumerevoli scene al rallenty: lo slow motion era un espediente utilizzato per risparmiare sul girato allungando il brodo, in sostanza, ma era anche un modo per sottolineare la carica bombastica degli interpreti, in particolare delle interpreti. Pamela Anderson, all’epoca già affermata regina di Playboy, riceveva la sua consacrazione grazie alle curve ben esibite, ma anche a una certa autoironia nel presentare il suo personaggio. Accanto a lei altre star bellissime: Erika Eleniack, Brande Roderick, Carmen Electra, Yasmine Bleeth, Gina Lee Nolin… e attori dai muscoli guizzanti come David Charvet, Michael Bergin e persino un giovanissimo e allora sconosciuto Jason Momoa. Oggi, ovviamente, la percezione del corpo, in particolare del corpo femminile, è vissuta con tutt’altra sensibilità e sarebbe decisamente problematico costruire uno show unicamente sull’assunto di fisici quasi irrealistici.

3. Il ritorno degli attori

La forza di Baywatch, appunto, risiedeva nel cast affascinante e variegato. Se l’intenzione dei produttori del revival è quella di agganciarsi all’originale richiamando alcuni interpreti della prima ora, la scelta non si prospetta molto facile. Semplificando moltissimo, Baywatch è due volti in particolare: quello di David Hasselhoff e di Pamela Anderson. Nel post-Baywatch Hasselhoff ha avuto una carriera piuttosto altalenante, finendo spesso alla ribalta della cronaca per i suoi momenti di ubriachezza: nonostante sia ancora una figura di culto, perfetta per sapidi cameo in film nostalgici, il suo personaggio pubblico piuttosto bollito renderebbe l’operazione forse problematica in partenza. Anderson, invece, ha piano piano preso le distanze dall’avventura nel telefilm: impegnata oggi nelle campagne animaliste (e in un ambiguo rapporto con Julian Assange), difficilmente potrebbe accettare un ritorno nei panni di una CJ ormai matura. Ma senza di loro, Baywatch avrebbe davvero senso?

4. Una lenta agonia

C’è da considerare, poi, l’effettivo appeal di un nuovo Baywatch in quanto tale. In effetti, noi lo ricordiamo come un successo straordinario, motivato anche dalle innumerevoli repliche fornite negli anni dalle reti italiani. In realtà, la serie ha una storia un po’ diversa: dopo il debutto nel 1989 sul canale americano Nbc, è stata cancellata dopo una sola stagione per via degli ascolti decisamente scarsi e ci sono voluti gli sforzi di molti, Hasselhoff in testa, affinché potesse continuare in syndication (cioè trasmessa in contemporanea su un network di reti locali). Per rimanere a galla in mezzo a un’agguerrita concorrenza sono state necessarie trovate sensazionalistiche e, quando i costi di produzione si sono fatti troppo alti, si è deciso di trasferire tutti alle Hawaii per due stagioni finali, per nulla riuscite. Un altro assurdo spin-off precedente, Baywatch Nights, che vedeva Buchannon alle prese con storie misteriose e fantascientifiche, durò solo il tempo di pochi episodi. Insomma, più che un vero blockbuster televisivo, Baywatch è stato un chiacchierato fenomeno di costume figlio del proprio tempo.

5. Un film pessimo

Nel maggio 2017 Baywatch era già risorto una prima volta in forma di film: a guidarlo una sicurezza al botteghino come Dwayne Johnson aka The Rock, affiancato da Zack Efron e Priyanka Chopra. Sempre nel podcast di cui sopra, Cokachi ha dichiarato che Cbs stava valutando un revival della serie, che però fu accantonato proprio per consentire la realizzazione della pellicola. La pellicola metteva in campo una rivisitazione degli episodi crime della serie, con Buchannon (Johnson) e Brady (Efron) coinvolti in una strampalata indagine per sventare i traffici di droga della ricca Victoria Leeds (Chopra), il tutto però condito da gag pecorecce, rallenty di corpi scolpiti e varie assurdità. La performance al botteghino è stata soddisfacente anche se leggermente inferiore alle aspettative, mentre le critiche sono state feroci, sottolineando soprattutto la mancanza di quell’ironia camp tanto caratteristica nel telefilm. Persino Pamela Anderson ha trovato il tempo per stroncare il film: “Non mi è piaciuto. Teniamoci la pessima tv in quanto tale: non è questo che rende Baywatch affascinante? Provare a portarla sul grande schermo è solo far confusione”.

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