10 startup che investono sull’interfaccia cervello-computer

10 startup che investono sull’interfaccia cervello-computer

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(Immagine: Pixabay)

Quello dell’integrazione tra le tecnologie più evolute e il cervello umano è uno dei principali temi da sempre al centro di romanzi e film di fantascienza. Con la sempre più massiccia applicazione dell’intelligenza artificiale e di altri sistemi avanzati in diversi ambiti, da quello industriale a quello artistico, ora anche la ricerca su possibili forme di interazione tra macchine e cervello (brain-computer interfaces, abbreviato in Bci) sembra diventare una realtà per tante aziende che decidono di investire in campi come le neuroscienze, le biotecnologie o la ricerca sulle interfacce neurali.

Neuralink

Tra i principali attori di questa scena vi è Neuralink, la startup creata nel 2016 dal visionario fondatore di Tesla, Elon Musk, che lavora alla creazione di microprocessori da impiantare nel cranio degli utenti e in grado di ricevere impulsi direttamente dai neuroni e di trasmetterli a un computer esterno collegato via wireless. La società californiana ha raccolto ad oggi oltre 158 milioni di dollari in due round di finanziamento guidati dallo stesso Musk, e punta a realizzare un’interfaccia cervello-computer in grado di trovare applicazioni in ambiti che vanno da quello medico fino all’intrattenimento.

Facebook

Tra i big degli investimenti sulle interfacce tra cervello e computer c’è anche Facebook. All’interno della società di Menlo Park vi è infatti anche una divisione che lavora all’ambizioso piano di un sistema in grado di decodificare gli impulsi della parte cerebrale dedicata al linguaggio e tradurli in testo senza che gli utenti pronuncino una sola parola. Il progetto, nato nel 2017, è portato avanti da Facebook Reality Labs in collaborazione con l’Università della California.

Kernel

Nata esplicitamente per sviluppare interfacce neurali, Kernel è una società creata nel 2016 a Los Angeles da Bryan Johnson, già fondatore della divisione di PayPal, Braintree. Per le sue ricerche sulle Bci, lo stesso Johnson ha investito in Kernel 100 milioni di dollari e punta a creare dei sistemi di “intelligenza aumentata” e strumenti applicabili anche in ambito medico per la cura di malattie come Alzheimer e Parkinson, intervenendo direttamente sul cervello grazie alle tecnologie più avanzate. Nel 2018 ha messo a segno ricavi per 2,4 milioni di dollari.

Ctrl-labs

Pionieristica nelle sue ricerche sulle interfacce cervello-macchina, la startup Ctrl-labs è stata fondata New York nel 2015, e in tre diversi round di investimenti è arrivata a raccogliere 67 milioni di dollari da società come Gv, che fa capo al colosso Alphabet, e l’Alexa Fund di Amazon. Nei suoi laboratori Ctrl-labs lavora su sistemi che permettono di leggere gli impulsi trasmessi dal cervello agli arti e tradurli in informazioni digitali con il metodo dell’elettromiografia.

Neurable

Altra azienda leader nella ricerca sui sistemi di comunicazione tra cervello e macchina è Neurable, che lavora alla creazione di interfacce neurali che permettono di controllare sistemi di realtà virtuale e realtà aumentata direttamente interpretando impulsi cerebrali. La società, fondata nel 2015, ha raccolto ad oggi 2 milioni di dollari di investimento e fattura circa 2,5 milioni di dollari l’anno.

BrainCo

Verso un’espansione delle possibilità cerebrali grazie alle interfacce cervello-macchina guarda invece la società BrainCo. Fondata a Boston nel 2015, la compagnia sviluppa dispositivi indossabili in grado di rilevare l’attività cerebrale e di trasmetterla a dispositivi esterni basandosi sul metodo del neurofeedback. BrainCo ha chiuso l’ultimo round di investimenti nel 2016 arrivando a raccogliere un totale di 6 milioni di dollari.

Synchron

L’implementazione delle capacità cerebrali grazie allo sviluppo di interfacce computer-cervello è anche al centro delle ricerche della società Synchron, azienda fondata nel 2016 e che ha raccolto 10 milioni di dollari da investitori come Neurotechnology Investors e Darpa, la Defense advanced research projects agency del Dipartimento della Difesa americano, a sua volta impegnato in ricerche sulle interfacce Bci in ambito militare.

NeuroSky

Tra gli ormai storici produttori di dispositivi indossabili che funzionano come interfacce tra cervello e computer per monitorare l’attività cerebrale c’è NeuroSky, azienda fondata nel 2004 nella Silicon Valley. Nel tempo questa azienda ha ricevuto finanziamenti da parte di aziende come SoftBank e Saif Partners, e i suoi ricavi medi si attestano sui 6 milioni di dollari l’anno.

Mindmaze

Sempre in ambito medico, Mindmaze, fondata a Losanna nel 2012, è una società che si occupa della produzione di interfacce neurali e visualizzatori 3D impiegati soprattutto per funzioni riabilitative. Ha raccolto 110 milioni di dollari in diversi round da investitori come Leonardo DiCaprio Foundation e Hinduja Group e ha un fatturato stimato di oltre 5 milioni l’anno.

BioBeats

Infine, tra Londra e l’Italia si è sviluppata l’azienda BioBeats, che sviluppa prodotti digitali in grado di interagire con il cervello umano e monitorare l’andamento di onde e impulsi cerebrali. La società ha un fatturato medio stimato attorno ai 3,5 milioni di dollari annui e ha raccolto circa 6,6 milioni di dollari. Tra i suoi principali investitori conta il fondo Oxford science innovation, dedicato al finanziamento di progetti medici, tecnologici e scientifici.

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